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La guerra civile russa

La guerra civile tra l’estrema destra russa e i bolscevichi indebolì molto il potere sovietico. Nel 1918 i socialrivoluzionari scatenarono un’ondata di terrorismo e ai bolscevichi rimase soltanto il controllo della Moscovia, tuttavia, riuscirono a gestire la situazione grazie alla capacità del ministro della guerra comunista Trockij di organizzare in breve un esercito potente come l’”Armata Rossa”.
Dopo questa vittoria comunista, i partiti vennero messi fuorilegge e i soviet esautorati, venne reintrodotta la pena di morte e nacque la Ceka, ossia la polizia di stato, che uccise la famiglia dello zar.
Successivamente vi furono due tentativi contro il regime comunista, uno a Pietrogrado e uno in Ucraina, invasa dall’esercito polacco, ma non ebbero seguito, ponendo così fine nel 1920 alla guerra civile.
Infatti il contrattacco dell’Armata Rossa fu devastante al punto da giungere alle porte di Varsavia, ma li si fermo concludendo la serie di guerre.
L’economia subì delle mutazioni radicali, e si parlò di “comunismo di guerra” ossia una massiccia nazionalizzazione di imprese e industrie, l’abolizione del libero mercato e l’introduzione dello scambio in natura, ossia l’abolizione della moneta. Il tutto fu fallimentare, e il fallimento fu accentuato dal blocco economico di Francia e Inghilterra e dalla lenta ed inefficiente burocrazia, nonché dal malcontento dei contadini per le requisizioni nei campi.
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