Grecia e Jugoslavia - Tecnica di repressione nazi-fasciste

Dal 1941 in tutta Europa le azioni partigiane sono state durissimamente represse dalle forze di occupazione naziste con una tecnica che prende di mira soprattutto le popolazioni civili, indiscriminatamente considerate come favorevoli ai gruppi partigiani e per questo sottoposti ad arresti o molto spesso ad esecuzioni sommarie di massa. Talora azioni come queste sono ufficialmente dettate da un motivo occasionale (in genere una ritorsione per un'azione partigiana che ha fatto vittime tra i soldati occupanti); altre volte sono pure e semplici azioni di intimidazione che vogliono spezzare i collegamenti tra i partigiani e la popolazione locale, sono comunque sempre iniziative che non si curano minimamente dei diritti delle popolazioni, e men che meno si curano di verificare se coloro i quali sono colpiti dalle azioni repressive siano effettivamente responsabili di qualche tipo di reato. Le aggressioni nazifasciste non seguono alcun criterio giuridico riconosciuto che non sia quello di spargere il terrore tra persone le cui vite e i cui diritti sono considerati meno di niente. Questo tipo di azione politico-militare viene messo in atto non solo dalle autorità naziste, in Grecia e Jugoslavia anche dalle autorità fasciste. Dal 1941 in Grecia e Jugoslavia le autorità italiane attuano rastrellamenti, esecuzioni di civili sospettati di appoggiare le formazioni partigiane, aggressioni e bombardamenti contro interi villaggi che vengono completamente distrutti.

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