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Governo di M. Thatcher



Alla fine degli anni ’70, l’Europa si avviò verso una svolta a destra e il primo segnale significativo fu dato dai risultati delle elezioni inglesi, avvenute nel maggio 1979. I laburisti furono sconfitti e conquistò la maggioranza il partito conservatore guidato da Margaret Thatcher. Il programma dei conservatori si articolava intorno a tre obiettivi:

1) rilancio dell’economia con la privatizzazione del settore pubblico
2) ridimensionamento del potere sindacale, considerato la causa degli altri dei prodotti e delle inefficienze del sistema economico
3) ridimensionamento della spesa pubblica e il ridimensionamento dello Stato sociale.

Nei primi anni di governo, i conservatori cercarono di perseguire questi tre obiettivi in modo parziale e a volte contraddittorio. Infatti, la sfavorevole congiuntura economica internazionale costrinse il governo a mantenere alta la spesa pubblica per poter così salvare le spese in difficoltà. Inoltre, per far fronte al deficit pubblico, nel 1981, furono aumentate le tasse, nonostante che le promesse elettorali avessero escluso questa manovra. Nello stesso anno, la disoccupazione raggiunse il 12%, mentre nello stesso tempo, cresceva anche l’intensità e la violenza dei conflitti sociali. Nel 1982, la popolarità del governo Thatcher aumentò notevolmente a seguito della guerra con l’Argentina per il possesso delle Isole Falkland = Isole Malvinas per l’Argentina). Il conflitto fu di breve durata, ma la vittoria arrise alla Gran Bretagna, il che fece accrescere in Inghilterra un forte senso di patriottismo. Nel frattempo, anche la congiuntura economica stava migliorando: l’inflazione si ridusse, il prodotto interno lordò aumentò, anche se il livello di disoccupazione rimaneva abbastanza alto. Forte di un contesto piuttosto favorevole, la Thatcher indisse nuove elezioni per il giugno 1983, anticipando di un anno la normale scadenza elettorale. I risultati videro un trionfo dei conservatori ed una netta sconfitta dei laburisti. A questo punto, i conservatori misero in atto tutte le misure necessarie per raggiungere i loro obbiettivi: riduzione spesa pubblica, privatizzazioni, incentivi all’economia di mercato e lotta al potere dei sindacati. I risultati si videro ben presto: inflazione ridotta, crescita del prodotto interno lordo di una percentuale superiore a Pil della Comunità Europea, riduzione del deficit pubblico, riduzione del tasso di disoccupazione. Tuttavia, da punto di vista sociale, emersero degli aspetti negativi: gli standard qualitativi e quantitativi dei servizi sociali furono seriamente compromessi, l’istruzione conobbe delle difficoltà finanziarie, le disuguaglianze sociali in crescita, intere zone del paese persero la loro industrializzazione senza avere in cambio, attività economiche alternative. È del 1985 che il governo dovette fronteggiare un lungo e drammatico sciopero dei minitori: questo fu l’ultimo tentativo dei sindacati di resistere al cambiamento voluto dai conservatori.
Nel giugno 1987, ci furono nuove elezioni, anche questa volta vinte dal partito di Margaret Thatcher: tuttavia, i conservatori ebbero 21 seggi in meno, mentre i laburisti ne guadagnarono 20, rispetto alle elezioni precedenti.
Nel 1990, la cosiddetta “lady di ferro” dette le dimissioni, anche se i tories continuarono a governare la Gran Bretagna, segno che la crisi storica dei laburisti non era ancora del tutto finita.
Il governò inglese passò così nelle mani di J. Major.