La Repubblica Tedesca era stata proclamata nel novembre 1918 all’insegna dell’unione, nata per l’esigenza comune di stroncare la diffusione del bolscevismo, tra lo stato maggiore dell’esercito tedesco e la socialdemocrazia. Tuttavia alcuni militari, capeggiati da Hindenburg e da Ludendorff, erano intenzionati a mantenere le tradizionali gerarchie sociali e i tradizionali privilegi. Perciò, i socialdemocratici si trovarono a tentare di democratizzare il sistema politico e dall’altra ad attuare, per compensare l’aiuto dei militari, una politica di conservazione.
Nel gennaio del 1919 i leader della Lega di Spartaco (Luxemburg e Liebknecht), che avevano costituito il Partito comunista tedesco, tentarono a Berlino la rivolta. Gli spartachisti rimproveravano alla socialdemocrazia la sua adesione alla guerra, nonché la staticità riformista del loro programma.
Con l’appoggio dell’esercito e dell’alta finanza, la rivolta fu repressa durante la cosiddetta settimana di sangue (10-17 Gennaio 1919), a cui presero parte anche i cosiddetti Corpi Franchi (squadre di volontari dirette da ufficiali reazionari).

Due giorni dopo il massacro di Berlino, si era riunita a Weimar un’Assemblea Nazionale, eletta a suffragio universale, che elaborò la Costituzione (11 Agosto 1919). Tale costituzione prevedeva:
- che la Repubblica fosse federale e che concedesse ampia autonomia ai singoli territori;
- che fosse eletto a suffragio universale un presidente della Repubblica, la cui carica durava 7 anni;
- che fosse eletto a suffragio universale, mediante il sistema proporzionale, un parlamento;
- che ci fossero un cancelliere (capo del governo) e vari ministri, il cui operato era controllato dal presidente della Repubblica e dal parlamento;
- la piena libertà di opinione e di parola.

A questa Costituzione, moderna e democratica, non corrispose però alcuna riforma sociale e agraria; così il potere reale rimase concentrato nelle mani degli junker, dei militari e dei vecchi gruppi dominanti.
IL PUTSCH DI KAPP (1920)
La nuova Repubblica trovò tuttavia presto degli oppositori sia tra i rappresentati della sinistra che tra quelli della destra. Questi ultimi tentarono, mediante un movimento insurrezionale militare, il colpo di Stato (1920) che prese il nome di Putsch Kapp (per W. Kapp, conservatore che diresse l’azione). Anche quest’azione reazionaria fu, tuttavia, repressa grazie all’opposizione della borghesia e dei vertici dell’esercito.

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