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Fascismo - Le tre fasi



L’obiettivo del fascismo era la presa del potere e l’affermazione di una nuova classe dirigente.
I fascisti si distinguevano in:
Fascisti liberisti, favorevoli al mercato, per loro la politica non doveva regolare l’economia;
Fascisti dirigisti, che volevano imporre la volontà politica sulla sfera economica e produttiva.




Dal 1922 al 1939 si possono individuare tre fasi della politica economica fascista:

1. La prima fase fu la “Fase Liberista” che durò fino al 1925. In questa fase il regime si impegnò a ristabilire il potere delle forza capitalistiche nelle campagne e nelle fabbriche; cessarono gli scioperi, i salari diminuirono, aumentò la disoccupazione; iniziarono ad essere importate più materie prime e macchinari di quanti beni finali venissero esportati. Come conseguenza di ciò si verificò che i prezzi delle materie prime e dei beni di consumo aumentarono di molto e la lira perse sempre più valore.

2. La seconda fase fu la “Fase Dirigista”. In questa fase si cercò di rivalutare la lira per stabilizzarla sui mercati internazionali, e nel dicembre del 1927 il cambio lira – sterlina venne fissato a “quota 90”. Questa decisione fu presa per evitare che la crescente inflazione colpisse i ceti medi che erano la base del consenso del regime. Ma i settori come il tessile e l’agroalimentare furono danneggiati, invece l’industria di base si sviluppò.

3. La terza fase fu la “Nazionalizzazione Implicita”. La terza fase si aprì con una politica dirigista, in cui il regime tagliò i salari e gli stipendi. Nel 1931 fu creato l’Istituto Mobiliare Italiano (IMI) e nel 1933 fu creato l’ Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI).