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Il Fascismo

I Fasci di combattimento nacquero a Milano in Piazza San Sepolcro il 23 marzo 1919, sotto la guida di Benito Mussolini. Il primo programma fascista di rivedeva principalmente in un’identità fortemente nazionalista e nella volontà di essere un “antipartito”, e quindi rappresentare l’intero popolo italiano, non una parte di esso. Nelle elezioni del 1919 i Fasci ottennero tuttavia meno di 4000 voti. Furono diversi fattori a permettere ai Fasci di salire al potere nel 1922. Innanzitutto fondamentale fu la presenza di una milizia armata e organizzata propria del partito, costituita principalmente dagli arditi del 1917. Questa si evolverà poi nella Pianura Padana, e soprattutto in Emilia, nel 1920 in squadrismo agrario, dove dei veri e propri gruppo di camice nere svolgevano azioni con lo scopo di diffondere, e a volte di imporre, l’ideologia fascista. Lo squadrismo violento spesso rimase impunito, grazie al sostegno da parte delle forze dell’ordine e dei liberali, che ritenevano il Fascismo come uno strumento ideale per ridurre il potere delle sinistre. Fu per questo che nelle elezioni del 1921 i fascisti si presentarono in lista con i liberali e altri gruppi di centro, ottenendo così la loro primo potere parlamentare. Le violenze verso i “rossi” finirono con il patto di pacificazione, nel quale Mussolini strinse un accordo di non aggressione con i partiti di sinistra, ottenendo così anche molte critiche interne, soprattutto da parte dei ras. In quest’anno nacque ufficialmente il Partito nazionale fascista, il cui programma si era evoluto in un ancora più determinante nazionalismo e conservazionismo. Fu con la Marcia su Roma del 1922 che Mussolini riuscì a salire al potere. Il governo infatti, dopo aver dichiarato lo stato d’assedio, confermò l’incarico di capo del governo a Mussolini, il cui primo governo ottenne la maggioranza dei voti anche grazie a una forte coalizione, che gli permise di vincere anche le elezioni del 1924, con l’ulteriore sostegno dei popolari e grazie alla legge Acerbo. Una svolta definitiva del Fascismo fu l’omicidio di Matteotti, il segretario del Partito socialista italiano, che causò la cosiddetta secessione sull’Aventino in segno di protesta.

La dittatura totalitaria fascista iniziò con una fase di “normalizzazione” del Fascismo, che subentrò in tutti gli aspetti della vita dei cittadini, dalla politica al privato. Grande potere fu dato a Mussolini e al partito dalle leggi fascistissime del 1925-1926, dall’istituzione dell’Ovra e del Gran consiglio del Fascismo, che racchiudeva le figure più importanti del partito e i detentori delle principali cariche pubbliche. Vennero inoltre introdotte le corporazioni, con lo scopo di istituire una nuova rappresentanza per i lavoratori, proibendo lo sciopero e i sindacati. Il regime fu quindi caratterizzato da un grande sviluppo industriale e da una stabilizzazione economica, anche grazie alla “quota 90”; e allo svolgimento di opere pubbliche grazie a numerosi investimenti statali. Lo Stato si concentrò anche su riforme sociali, come il supporto per le famiglie numerose, mirando a una crescita demografica nazionale e a un suo conseguente rafforzamento. Il rapporto tra Stato e Chiesa venne inoltre consolidato con i Patti lateranensi del 1929, in cui Mussolini permise riforme care ai cattolici. Per affermare il proprio potere a livello internazionale, Mussolini portò avanti campagne di consolidamento delle colonie della Libia, dell’Eritrea e di parte della Somalia, e decidendo di invadere l’Etiopia nel 1935. Quest’impresa ebbe tuttavia gravi effetti sui rapporti diplomatici con la Società delle nazioni, che penalizzò l’Italia soprattutto a causa del fatto che l’Etiopia facesse parte dell’organizzazione. Per questo motivo Mussolini decise di uscire dall’organismo, atto che lo avvicinò alla Germania nazista, con la quale strinse un’alleanza nel 1936. Egli decise inoltre di mirare a un sistema autarchico, e quindi di autosostentamento, e proclamò le leggi razziali nel 1938. Tutti questi eventi vennero accompagnati da un grande lavoro di propaganda, sia attraverso i media più moderni come il cinematografo e la radio, ma anche attraverso nuove organizzazioni, eventi sportivi e una vera e propria “fascistizzazione” della quotidianità, partendo dalla più tenera infanzia.
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