Il fascismo (movimento antisocialista)



Nel marzo del 1919 a Milano l'ex socialista Benito Mussolini fondò i Fasci di combattimento in quanto, come detto in precedenza, Mussolini essendo stato espulso dal suo partito aveva condotto un'accanita campagna politica contro i suoi ex compagni per lui nemici e traditori. I fasci erano nati negli ambienti dove il pensiero della vittoria mutilata era molto forte. Nel movimento fascista c'erano i nazionalisti e i sindacalisti rivoluzionari. All'inizio il fascismo non riscosse grande fortuna, solo a partire dal 1920, durante le violente tensioni di classe che si erano accumulate durante il biennio rosso, il fascismo acquisì forza e visibilità. In accordo con gli agrari i fascisti fecero ricorso alla violenza colpendo contadini e operai e amministrazioni socialiste. Il primo episodio di violenza si verificò a Bologna quando nel novembre 1920, durante l'insediamento della nuova giunta comunale socialista, 500 fascisti presero d'assalto Palazzo d'Accursio che era sede del municipio. Così i socialisti aprirono il fuoco contro i fascisti e uccisero 3 fascisti. Con il pretesto di vendicare i propri morti i fascisti scatenarono un'ondata di violenze con le cosiddette squadre d'azione composte per lo più da reduci di guerra e giovani studenti; quest'azione fu nominata squadrismo. Addirittura anche i proprietari terrieri e gli imprenditori pagavano i fascisti per eliminare i comunisti (socialisti). Anche Giolitti si servì dei fascisti e proclamò le elezioni nel maggio 1921 inserendo i fascisti nelle liste di coalizione sperando appunto di riconquistare la maggioranza perduta nel 1919 tenendo unito lo schieramento liberale. Però comunque queste votazioni furono abbastanza deludenti in quanto i socialisti diminuirono di poco, i liberali di Giolitti aumentarono i loro deputati ma non ripresero il controllo della camera e i fascisti fecero eleggere 35 deputati tra cui Mussolini. Giolitti nel luglio del 1921 cedette il suo posto al governo a Bonomi che voleva bloccare però la diffusione dello Squadrismo. Nel frattempo Mussolini trasformò i fasci nel nuovo Partito nazionale fascista, il PNF e quindi anche Bonomi fu costretto a farsi da parte. Contro il partito fascista venne fondato da Matteotti il PSU, Partito Socialista Unitario.
L'intento di Mussolini era quello di prendere il governo e quindi il 27 ottobre 1922 ci fu la Marcia su Roma. Il re Vittorio Emanuele III decise di non firmare lo stato d'assedio, ma il 30 ottobre diede l'incarico a Mussolini di firmare il nuovo governo. Durante il suo governo Mussolini cercò di mantenere buoni rapporti con il Vaticano introducendo l'obbligo di insegnamento delle religione cattolica nelle scuole. Poi nel dicembre del 1922 Mussolini istituì il Gran Consiglio del Fascismo che aveva il compito di dettare le linee guida al governo. Con le elezioni dell'aprile del 1924 i fascisti si presentarono a capo del cosiddetto Listone Nazionale, praticamente il popolo doveva decidere se essere fascista o comunista. la campagna elettorale fu caratterizzata da una violentissima ondata di Squadrismo: ci furono molte aggressioni verso i partiti che non erano fascisti. Così il 30 maggio 1924 il leader del PSU Matteotti denunciò queste violenze da parte dei fascisti durante le elezioni ma venne rapito e ucciso. Questo provocò un'ondata di sdegno verso il fascismo e furono fatte diverse manifestazioni anti-fasciste e così praticamente il 3 gennaio del 1925 Mussolini, in un discorso alla Camera, si prese tutta la responsabilità. Poco dopo si scatenò una nuova ondata di violenze squadriste e nel 1926 furono emanate le Leggi fascistissime, il cui obbiettivo era quello di risanare i rapporti tra potere esecutivo e potere legislativo. Con queste leggi Mussolini aumentò il suo potere in quanto non doveva più rendere conto al Parlamento, però comunque si dovette sempre confrontare con la monarchia in quanto Vittorio Emanuele III era pur sempre il Capo dello Stato. Molto importante fu anche la nascita del Sindacato fascista che prese il monopolio della rappresentanza dei lavoratori sopprimendo anche il diritto di sciopero e al fine di evitare qualsiasi tipo di manifestazione operaia venne proibita anche la festa del 1 Maggio (festa dei lavoratori). Molto importante fu la Riforma elettorale fascista varata nel 1928: i cittadini dovevano votare con un SI o con un NO un'unica lista nazionale proposta dal governo, però il voto non era più segreto in quanto la scheda de si era riconoscibile dall'esterno perchè tricolore, mentre quella del no era bianca e chi la votava veniva fatto oggetto di violenze.

I rapporti con la Chiesa e i Patti Lateranensi



Il maggiore ostacolo che il fascismo poteva incontrare era rappresentato dalla Chiesa cattolica in quanto la maggior parte della popolazione era cattolica e anche perché esistevano mote parrocchie e oratori. Mussolini perciò era ben consapevole che per consolidare il suo potere doveva trovare un accordo con la Chiesa e quindi era necessario risolvere la cosiddetta Questione romana. Così l’11 febbraio 1929 furono firmati i Patti Lateranensi: la Chiesa riconosceva la sovranità del Regno d'Italia con Roma come sua capitale, mentre lo Stato Italiano riconosceva lo Stato del Vaticano un'entità territoriale sovrana costituita dalla Basilica di San Pietro e da altre costruzioni ad essa vicine. In più lo Stato Italiano si impegnava a pagare un risarcimento per l'estinzione nel 1870 dello Stato Pontificio.

L'economia



Nei primi tre anni di governo la politica economica fascista era caratterizzata da un indirizzo liberista, poi però si trasformò in protezionista, in quanto Mussolini voleva rivalutare la lira e incrementare la produzione dei cereali. Infatti la cosiddetta Battaglia del grano aveva appunto l'obiettivo di rendere autosufficiente il settore dei cereali. Ci furono infatti risultati concreti perché nel 1939 ci fu l'incremento annuo di grano prodotto del 50% mentre le importazioni si erano ridotte del 70%. Alla battaglia del grano si affiancò la Battaglia della Lira, proprio perchè, come detto precedentemente, Mussolini voleva rivalutare la moneta italiana e fissò a quota 90, ovvero 90 lire per una sterlina, il cambio con la valuta inglese. Questo comportò risultati positivi: garantì alla piccola e media borghesia il potere d'acquisto dei propri redditi e la salvaguardia dei propri risparmi e rassicurò anche i creditori esteri, in particolari quelli americani con cui l'Italia aveva contratto dei debiti durante la prima guerra mondiale e ridusse anche i costi delle importazioni. Ma la rivalutazione monetaria causò anche risvolti negativi: in particolare questa manovra comportò un taglio dei salari dei lavoratori in misura non proporzionata alla riduzione dei prezzi dei beni di prima necessità. Tutto questo causò la crisi del 1929 dove ci fu anche una forte disoccupazione nel paese e per questo motivo il governo avviò un programma di lavori pubblici in modo tale da abbattere la disoccupazione. Il lavoro pubblico più importante è quello dell’agro pontino, che era una vasta area a sud di Roma dove vennero edificati nuovo centri urbani tra cui Sabaudia e Latina. Lo Stato intervenne anche nel settore finanziario creando l'IMI, l'Istituto Mobiliare Italiano, che erogava crediti alle industrie, in modo tale che le banche non dovevano più sostenere direttamente le imprese in crisi. Due anni dopo, nel 1933, fu creato invece l'IRI, l'Istituto per la ricostruzione industriale. Quindi l'obiettivo di Mussolini era quello di far diventare il governo un governo autarchico, ovvero un governo autosufficiente sia a livello economico che finanziario.

Politica estera



Dopo la Prima Guerra mondiale, anche se l'Italia era una delle potenze vincitrici, non aveva ottenuto tutti i territori che avrebbe voluto, perciò Mussolini voleva una revisione dei trattati di pace in modo tale da far valere le sue mire espansionistiche nel Mediterraneo e in Africa. La politica estera italiana subì una svolta importante nei primi anni 30 dopo l'ascesa al potere di Hitler; infatti Francia, Inghilterra e Italia sottoscrissero un accordo nel quale condannavano il riarmo tedesco. Questa intesa però era un po’ ambigua in quanto Mussolini partecipava a questo accordo contro Hitler non solo perché l'Italia temeva il potere tedesco ma anche perché Mussolini si aspettava una neutralità da Francia e Inghilterra quando avrebbe mirato a invadere l'Etiopia. Così nel 1935 Mussolini decise di invadere l'Etiopia, ma poiché l'Inghilterra e la Francia non erano d'accordo a eliminare uno Stato come l'Etiopia che era membro della Società delle Nazioni, condannarono l'Italia a pesanti sanzioni economiche, prime fra tutte l'embargo, che prevedeva il blocco degli scambi commerciali. L'Etiopia comunque non riuscì a contrastare l'Italia e così alla fine l'Italia ebbe la meglio e nacque l'Africa Orientale Italiana, formata dalle colonie d'Eritrea, della Somalia e d'Etiopia. Ma comunque questa per l'italia fu un po una vittoria senza senso in quanto l'Etiopia era un paese povero e privo di materie prime. La guerra d'Etiopia segnò un avvicinamento tra Mussolini e Hitler.

Le leggi razziali



Dieci scienziati italiani nel 1938 sostenevano che gli italiani era di razza ariana e si proclamavano razzisti verso gli ebrei. Infatti nell'agosto dello stesso anno venne effettuato un censimento degli ebrei presenti nel paese e a partire dal 5 settembre 1938 il regime fascista promulgò le Leggi per la difesa della razza: veniva vietato agli ebrei matrimoni misti con italiani, dovevano licenziarsi da tutte le pubbliche amministrazioni, dalle banche e dalle assicurazioni, non potevano possedere aziende o beni immobili sopra un certo valore e tutti gli alunni ebrei vennero espulsi dalle scuole pubbliche. Possiamo però dire che fino al quel momento in Italia non c'erano stati problemi, però Mussolini attuò queste leggi per far piacere ad Hitler.
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