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Verso la fine dell’800 ci saranno degli avvenimenti che porteranno successivamente allo scoppio della prima guerra mondiale a cui l’Italia parteciperà per conquistare i territori ancora mancanti.
Italia: Nel 1861 ci fu l’unificazione dell’Italia con cui si instaurò una monarchia costituzionale e lo statuto Albertino con a capo re Vittorio Emanuele II. All’Italia, però, mancavano quattro territori: il Veneto, lo Stato Pontificio, il Trentino e il Friuli – Venezia – Giulia. Nonostante l’unificazione, nel territorio troviamo due schieramenti politici opposti: la cosiddetta destra storica (composta da conservatori provenienti soprattutto dal nord Italia seguaci di Camillo Benso Conte di Cavour, i cui obiettivi erano sviluppare il settore industriale e conquistare i territori mancanti) e la sinistra storica (composta da liberali e seguaci di Mazzini, i cui obiettivi erano riprendere economicamente l’Italia compreso il sud che era meno sviluppato rispetto le parti nordiche e conquistare i territori mancanti con una guerra popolare, ma a causa della mancata preparazione da parte del popolo non era possibile). La destra fu il primo schieramento a salire al potere. La situazione in Italia non era positiva in quanto bisognava riprendersi dalle guerre e vi era un nuovo governo da gestire. Salita la destra al potare puntò subito l’attenzione allo sviluppo del settore industriale e per fare ciò inserì delle tasse, per industrializzare il nord, che colpirono specialmente il sud e nacque la questione meridionale. Una di queste fu la tassa sul macinato (il sud viveva di agricoltura). A causa di ciò nacque il brigantaggio (considerata la prima forma di mafia), ovvero la ribellione dei contadini perché non riuscivano a riprendersi economicamente. Sviluppato il settore industriale, la destra puntò l’attenzione sulla conquista dei territori del Veneto (territorio austriaco) e dello Stato Pontificio (protetto dalle truppe francesi).

Al contrario della sinistra, la destra è consapevole di non potercela fare da sola e cerca degli alleati per affrontare le guerre. La situazione italiana si collega all’unificazione tedesca in quanto la Prussia era divisa tra territorio francese e territorio austriaco. La destra decide così di allearsi nel 1866 con il cancellerie Bismarck in un’alleanza anti-austriaca per la conquista del Veneto (terza guerra d’indipendenza). Considerando che Cavour aveva un accordo con la Chiesa per non scatenare una guerra contro la Francia e fermò Garibaldi a Teano prima che entrasse a Roma, la destra cercò un accordo nel 1865 con Napoleone III per allontanare i francesi dallo Stato Pontificio -> Convenzione di settembre: non intraprendere una guerra contro lo Stato Pontificio. La sconfitta della Francia fu un avvenimento importante per l’Italia e grazie ad essa riuscì a conquistare lo Stato Pontificio -> ora che la Francia era debole, l’Italia cerca un accordo con il papa Pio IX, che rifiuta. I bersaglieri, così, nel 1870, entrano nello Stato Pontificio, la famosa Breccia di Porta Pia, e la capitale viene trasferita a Roma. Il papa si nasconde nella città del Vaticano dichiarandosi prigioniero e lo stato nel frattempo emana la legge delle Garanzie che garantisce i diritti alla Chiesa:
• Concede al pontefice la Città del Vaticano;
• Concede una donazione annuale per il mantenimento di essa;
• Concede la piena e assoluta libertà per la Chiesa di propaganda;
Pio IX non accetta questa situazione e scomunica tutti i parlamentare e ministri. Inoltre emana il “non expedit”, ovvero il divieto da parte di tutti i cattolici di partecipare alla vita politica. Il resto d’Europa riesce a riprendersi dalla grave crisi economica al contrario dell’Italia che rimane ancora incentrata su un’economia agricola. Però, come avviene nelle altre nazioni, nel nord Italia iniziano a svilupparsi i primi movimenti operai al nord (1876): gli operai si ribellano per chiedere alcuni diritti. Essi si rendono conto della situazione di disagio che ritrovano a vivere e si rispecchiano nelle idee della sinistra. Così, alle successive elezioni sale al potere la sinistra. Il primo esponente della sinistra è Agostino De Pretis che attua una politica detta trasformismo: prevedeva un’alleanza di volta in volta con persone completamente diverse, in modo da accontentare e avere dalla sua parte esponenti di destra ed esponenti di sinistra. Una legge importante che egli emana è la legge dell’istruzione la Legge coppino:
- La gratuità della scuola elementare;
- Lo spostamento a 9 anni dell’obbligo scolastico;
- L’introduzione di sanzioni per chi lo disattende;
- L’eliminazione per i maestri dell’obbligo di insegnare il catechismo;
- Il rilievo dato alle materie scientifiche.
Fu la legge successiva alla Legge casati emanata nel 1859 nel Regno di Sardegna che fu la prima riforma organica dell’ordinamento scolastico per affidare allo stato il compito di intervenire nell’istruzione scolastica pubblica in sostituzione della Chiesa (la successiva alla legge coppino sarà la riforma Gentile nel 1923). Con la legge coppino si avvia quel processo di laicizzazione che si era verificano in Francia con il governo provvisorio la comune.
Il problema che sorse fu che le scuole erano affidate ai comuni che si trovavano quasi sempre a corto di denaro e per questo (soprattutto al sud) non si andava a controllare se si andava a scuola in quanto non potevano badare al mantenimento di quest’ultima. Infatti nel 1950 si registra ancora un alto tasso di analfabetizzazione.
Successivamente de Pretis emana una ulteriore legge, la legge elettorale, collegata alla legge coppino, che prevedeva la possibilità di votazione da parte di uomini che possedevano la licenza della 2° elementare, l’abbassamento dell’età per il voto (da 25 a 21) e non prevede sbarramento di censo.
Con l’avvento della sinistra, in Italia si hanno delle riforme che puntano al risollevamento:
• Istituzione della banca d’Italia (Giolitti);
• Lotta contro le malattie (distribuzione gratuita del chinino per la febbre);
• Miglioramento delle condizioni di vita;
• Riformata la sanità con la riorganizzazione degli ospedali;
• Cassa nazionale per gli infortuni sul lavoro;
• Cassa nazionale per la vecchiaia e l’invalidità;
• Cassa nazionale per la maternità delle donne lavoratrici;
• Legislazione a tutela del lavoro femminile;
• Attività di bonifica;
• Miglioramenti dei trasporti terresti con la costruzione di ferrovie e strade;
• Miglioramenti dei trasporti marittimi.
Le fabbriche nascono prevalentemente al nord aumentando la disparità tra nord e sud. Il sud non reagisce perché in questo periodo viene mandata avanti la politica del trasformismo, ovvero viene eliminata la tassa sul macinato. Inoltre si diffonde il fenomeno dell’emigrazione legato alla questione meridionale in quanto, essendoci stata la nascita di molte industrie, al nord c’era bisogno di manodopera e molti contadini decidono di emigrare per cercare condizioni di vita migliori, ma in realtà trovano una situazione precaria e non favorevole*.

Questione meridionale

Nel 1893 si ha il secondo governo di Crispi. Egli nel primo governo abolì alcune riforme e ripropose la tassa sul macinato. Fu chiamato al governo per una seconda volta per risolvere alcune insurrezioni. Infatti ritroviamo lo stato di assedio dei fasci siciliani (questione sociale), un gruppo di contadini che rivendicavano i propri diritti. (successivamente sfocerà nel fascismo). Anche in Italia si ha la diffusione del nazionalismo, che prende piega in tutte le nazioni. Affiancato a questo fenomeno, ritroviamo l’irredentismo (Gabriele D’Annunzio), ovvero il sentimento da parte degli italiani di voler conquistare i territori mancanti.
Nel 1882 si volle stipulare una Triplice Alleanza fra Italia, Germania e Austria. L’Italia firma quest’alleanza per non rimanere fuori dai rapporti internazionali e perché, per potersi sviluppare economicamente, aveva bisogno di qualcuno che investisse su di essa. L’obiettivo della Germania, invece, era quello di eliminare la Francia che si stava espandendo economicamente.

Prussia: Bismarck riesce a sconfiggere l’Austria e di conseguenza l’Italia conquista il Veneto. La Germania e l’Italia sono consapevoli che non possono attaccare la Francia poiché si scatenerebbe una guerra che comprende anche altre nazioni. Così Bismarck cerca un pretesto per attaccare Napoleone III (già con Bismarck si parla di nazionalismo -> superiorità di una nazione sulle altre. Fu la prima causa della prima guerra mondiale). Napoleone III, alla vista della crescente espansione prussiana, iniziò a preoccuparsi. L’occasione, per Bismarck, si presenta quando Napoleone III chiede a Guglielmo I re di Prussia di rinunciare al trono spagnolo che poteva essere diviso fra la Germania e la Francia. Guglielmo accetta per timore della Francia, ma Bismarck rifiuta e decide di screditare Napoleone III divulgando una falsa notizia: era stato Napoleone stesso a volere Guglielmo I al trono. Inizia così nel 1870 la guerra Franco – Prussiana. Bismarck, a sorpresa della Francia che non immaginava di trovare i territori austriaci suoi alleati, sconfigge Napoleone III a Sedan conquistando l’Alsazia e la Lorenza e nel 1871 a Versailles, i principi e i sovrani degli stati tedeschi proclamano Guglielmo I Kaiser del reich di Germania. Si ha l’unificazione tedesca con una federazione di 25 stati.


Francia: La Francia, passa da un periodo florido con Napoleone III ad uno di decadenza a causa della perdita di moltissimi territori. Per questo, l’imperatore è costretto a fuggire e la nazione si ritrova in una situazione instabile che porta allo scoppio di alcune ribellioni e il 4 settembre Parigi insorge. Decade così il governo e si instaura una repubblica. Nel 1871 con il governo di Thiers i primi ministri sono costretti a trattare con la Prussia per determinare la fine della guerra che la nazione non riusciva più a reggere. La Prussia, però, pone delle condizioni:
• Che ci vengano cedute completamente l’Alsazia e la Lorena senza attacchi da parte della Francia;
• Un indennizzo di guerra: considerando che era stato Napoleone III a scatenare la guerra, la Prussia ritirerà le sue truppe solo nel momento in cui la Francia pagherà l’intero indennizzo (che sarà pagato solo nel 1879).
Successivamente la Francia si trova in grave crisi economica che porta alla caduta del governo e all’instaurazione de la “comune”, il 26 marzo, il cui potere è soprattutto in mano al popolo. Il nuovo governo attua delle riforme:
 Soppressione dell’esercito permanente e della polizia (causava la perdita di molto denaro);
 Laicizzazione della scuola;
 Consegna alle associazioni operaie delle fabbriche e dei lavoratori;
Nonostante la situazione devastante, la Francia si vede comunque innovativa grazie alle nuove riforme con cui si stabilisce che le scuole non devono essere più in mano alla chiesa , ma si parla di scuole aperte a tutte. Inoltre si parla per la prima volta dei diritti dei lavoratori che porterà poi alla nascita del partito socialista.
L’Italia e la Francia sono accomunate dalla stessa situazione politica (instabile) ed economica (molto povera) e inoltre in entrambe le nazioni la Chiesa aveva perso potere. Il 28 maggio cade la comune. Nel 1875 si ha la terza repubblica con una nuova costituzione e con a capo il presidente Mal Mahon. Nel 1879 con Jules Grey la Francia è ancora in una situazione di instabilità politica ed economica e si hanno dei contrasti sociali. Nel 1894 troviamo lo scandalo di Dreyfus che fu accusato di spionaggio, ovvero di dare informazioni importanti alla Germania.

Inghilterra: dal 1837 al 1901 ci troviamo nell’età vittoriana. È il momento più alto della potenza britannica perché diviene la prima potenza mondiale: estensione coloniale (Canada, Africa e India); alta produzione industriale; commerci; investimenti. Dal punto di vista politico troviamo la divisione tra conservatori (Tory) e liberali (Whig). Nel 1867 la legge elettorale del Tory Discael, concede il diritto al voto alla piccola borghesia e operai specializzati. Nel 1884, invece, si ha il governo liberale con Gladstone che estende il diritto al voto al mondo contadino e attua delle importanti riforme:
• Laicizzazione dell’università;
• Sistema scolastico pubblico;
• Abolizione in Irlanda dei privilegi della chiesa anglicana;
• Introduzione forze armate;
Nonostante ciò si possono riscontrare degli aspetti negativi dell’età vittoriana, come la questione irlandese (nsacita di movimenti indipendentisti che chiedevano l’indipendenza dell’Inghilterra) e la questione sociale.

Russia: nel 1856 troviamo a capo lo zar Alessandro II con l’età delle riforme, con cui aveva cercato di riprendere la Russia che viveva interamente di agricoltura (fine della servitù della gleba e abolizione delle pene corporali). Nel 1865 si ha un tentato attentato contro lo zar, che pone fine all’età delle riforme e inizia un periodo di duro autoritarismo, nel quale nascono movimenti di opposizione allo zar: populismo (che si occupava dei diritti dei contadini e che successivamente diventerà socialismo), anarchici e nichelisti. Nel 1881 lo zar viene ucciso e Alessandro III, che sale al potere, dà vita ad un governo ancora più autoritario. 1894 si fonda la Triplice intesa, come accordo segreto (verrà resa pubblica nel 1907), con Francia ed Inghilterra, che viene proposta dall’Inghilterra preoccupata per l’espansione tedesca, in quanto quest’ultima aveva come mira espansionistica l’Africa, in cui l’Inghilterra aveva territori.


La seconda rivoluzione industriale è un avvenimento di fondamentale importanza che cambia l’assetto politco e culturale dell’Europa. Le tre potenze Stati Uniti, Germania e Inghilterra era già sviluppate economicamente e con questo avvenimento riescono a svilupparsi a maggiormente. In questo periodo esse non dovettero affrontare guerre ed ebbero la possibilità di svilupparsi, mentre gli altri stati cercavano di riprendersi dalle guerre.
Durante il periodo della seconda rivoluzione industriale, si sviluppa un altro fenomeno importante: il Positivismo, con il quale si ha la diffusione di nuove idee e nuove scoperte nei vari campi: nel campo della medicina e dell’igiene si hanno dei progressi con i quali si riescono ad eliminare alcune malattie che determinano la crescita demografica; si ha la scoperta dell’acciaio; si realizza il motore a scoppio; nasce una nuova industria automobilistica e petrolifera; nel campo della ricerca chimica si hanno nuovi farmaci (aspirina); innovazioni agricole; innovazioni scientifiche come la lampadina e il telefono. Nonostante tutto, nelle nazioni non sviluppate industrialmente si diffonde il fenomeno dell’emigrazione. A causa di questo arretramento industriale non si sente la necessità di fondare dei movimenti operai e di conseguenza ciò che in Inghilterra era successo nel 1830, ovvero la nascita delle Trade Unions, in Italia avverrà dopo il 1870.
In questo periodo si diffonde in tutte le nazioni il fenomeno del Nazionalismo che porta alla nascita delle alleanze.
Altro fenomeno a diffondersi in tutte le nazioni è la questione operaia che porta alla nascita inizialmente dei movimenti, successivamente dei partiti e infine alla nascita delle internazionali: convegni a cui partecipano tutti gli appartenenti ai partiti operai. Grazie a questi si ha il confronto con le altre nazioni.
Karl Marx diede vita alla diffusione dei movimenti operai. Analizzò le nazioni all’inizio della rivoluzione, notando la differenza tra le varie classi sociali capendo che tutto si basa su quello che Marx definisce lotta di classe, termine interpretato diversamente da comunisti e socialisti. I socialisti in Italia si dividono in due frazioni: i riformisti, la cui lotta si basa sulle riforme; i massimisti, i quali vogliono ottenere le riforme attraverso una vera e propria lotta.
Nella questione operaia ritroviamo:
Russia -> duro autoritarismo
Inghilterra -> questione sociale e questione irlandese
Francia -> contrasti sociali del 1879.

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