1929 - Donne inglesi tra tecniche anticoncezionali e aborti

Verso la fine degli anni Venti e inizio anni Trenta, di fronte agli slogan che hanno come obbiettivo quello di far tornare le donne ad occuparsi esclusivamente delle casa, né le donne inglesi né quelli francesi (qualunque sia la loro collocazione sociale) sembrano voler rispondere alle pressioni o alle campagne di stampa che si sviluppano e che vogliono convincerle a fare più figli. In questo ovviamente non decidono da sole, ma con i loro mariti. Ed è chiaro che le nuove coppie che si formano dopo la Grande Guerra non hanno alcuna intenzione di rinunciare alla pianificazione delle nascite. Di conseguenza diminuiscono le dimensioni delle famiglie, poiché si passa da 5-6 figli per famiglia a 2-3, e talvolta anche a un figlio soltanto.
Questa tendenza è certamente l'esito del l'impiego di tecniche anticoncezionali, ma in una certa misura vi incide anche il sistematico ricorso all'aborto. L'aborto in Francia è proibito; nel Regno Unito una legge del 1861, confermata da una norma del 1929, lo proibisce a meno che la salute della donna non sia in pericolo. Nondimeno il ricorso all'aborto clandestino è vastissimo, con gravi pericoli per la salute delle donne che, operare in ambulatori di fortuna e spesso da ostetriche improvvisate, non di rado contraggono infezioni di tale gravità da portarle alla morte. È anche per fronteggiare questo grave problema sociale che il Parlamento britannico nel 1938 apriva una legge che rende l'aborto in caso di pericolo per la salute "fisica o mentale" della donna.
Dal punto di vista del diritto civile sia in Francia sia nel Regno Unito gli anni Venti e Trenta vedono notevoli progressi che stabiliscono una sostanziale eguaglianza di uomini e donne avanti alla legge. Comunque resta tra i due paesi una differenza essenziale per ciò che riguarda i diritti politici infatti le donne britanniche possono votare ed essere elette in Parlamento mentre le francesi no.
Nel Regno Unito, subito dopo l'estensione del voto alle donne, una di loro diventa anche ministro, nel governo laburista che si era formato nel 1929 sotto la presidenza Ramsay MacDonald. Si tratta di Margaret Bondfield (1873-1953). Di famiglia operaia e di religione protestante non-conformista, Margaret Bondfield si mette in luce nel sindacato, diventando nel 1923 presidente del Consiglio generale del Trades Union Congress e nello stesso anno viene eletta al Parlamento, una delle prime deputate a Westminster, e nel 1929 viene nominata ministro del Lavoro, prima donna a ricevere un incarico ministeriale nel Regno Unito. Peraltro Margaret Bondfield è quasi un'eccezione: le deputate alla Camera dei Comuni sono pochissime (nel 1929 sono solo 14). Decisamente la strada delle donne che vogliono entrare in politica è in salita anche nel paese dove è stato attivo il più forte movimento suffragista del mondo.

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