La disoccupazione e le proteste


L’adozione di nuove macchine nell’industria provocò disoccupazione. Infatti l’introduzione di un nuovo macchinario aveva come conseguenza la diminuzione del numero dei lavoratori impiegati. La situazione era dunque paradossale: alle terribili condizioni di vita causate dall’orario di lavoro si aggiungeva anche la sciagura del licenziamento. Il disagio sociale si manifestò in un primo tempo con la distruzione da parte dei lavoratori dei telai e delle macchine. Tale forma di protesta prese il nome di luddismo, da Ned Ludd un artigiano che subiva la concorrenza della produzione di fabbrica e in un’azione di protesta distrusse appunto un telaio meccanico. Nel 1811-12 vi furono numerose agitazioni di massa di tipo luddista, così il governo reagì con numerosi arresti e con ben tredici condanne a morte. Proletari: Il termine deriva dal latino proles, cioè l’insieme dei figli. Il proletarius nell’antica Roma indicava i cittadini meno abbienti, quelli che possedevano solo la prole e per questo esentati da obblighi militari e fiscali (il pagamento delle tasse). Il significato si è poi esteso ad indicare le persone povere con molti figli; infine, nell’epoca dell’industrializzazione, il termine “proletario” servì ad indicare quasi esclusivamente il lavoratore salariato delle industrie, l’operaio che vive del proprio lavoro. Alcuni contemporanei iniziarono a criticare la nuova situazione e a mitizzare il passato della vita dei campi, delle botteghe artigiane e del paesaggio incontaminato. Costoro però non tenevano in alcun conto le difficoltà del passato come le carestie e la fatica. Altri invece esaltavano il nuovo modello industriale che aveva portato benessere. In entrambi i casi, si era fuori strada. La suluzione infatti non consisteva nel ritorno al passato o nell’esaltazione del presente. Occorreva semplicemente rispettare la natura.
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