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Discriminazioni
Sebbene in quasi tutti i Paesi del mondo vi sia una Costituzione che stabilisce la parità dei cittadini di fronte alla legge, le discriminazioni continuano ad essere un fenomeno largamente diffuso: minoranze razziali (come ad esempio i neri negli Stati Uniti), religiose (come gli induisti in Bangladesh), nazionali (come gli arabi in Israele) e donne continuano ad essere emarginate.

L’evoluzione della società dei Paesi sviluppati non ha cancellato le ineguaglianze: i neri negli Stati Uniti rappresentano il 12% della popolazione statunitense, ma il 60% della popolazione carceraria; nell’Unione Europea le donne sono oggi appena il 2% degli impresari, mentre costituiscono la maggioranza in molte attività svalutate.
Nei Paesi poveri le discriminazioni possono raggiungere forme estreme e possono colpire popolazioni considerate inferiori e quindi sfruttate e talvolta ridotte in condizione di quasi schiavitù: è quanto avviene per esempio in Mauritania nonostante la schiavitù sia stata ufficialmente dichiarata illegale.

Discriminazioni, sfruttamento, povertà sono all’origine di tensioni presenti all’interno di diversi Stati che a volte esplodono in manifestazioni di violenza e portano a guerre civili e massacri: il genocidio dei tutsi in Ruanda (1994), gli attacchi in Indonesia (1998-1999), la persecuzione degli albanesi in Kosovo sono stati alcuni dei casi più gravi tra quelli che si verificano ogni anno.

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