Decolonizzazione


Durante le due guerre mondiali, i Paesi belligeranti avevano provato a legare a sé i popoli coloniali promettendo di appoggiare le loro aspirazioni indipendentistiche. Sul piano ideologico i principi ribaditi nella Carta atlantica e dall’Onu avevano alimentato i movimenti anticolonialisti.
I primi passi della decolonizzazione furono compiuti dall’Inghilterra (indipendenza Egitto, Iraq, Arabia: formazione del Commonwealth).

Sul piano della politica internazionale, i Paesi del Terzo Mondo cercarono una base comune, a partire dalla Conferenza afro-asiatica di Bandung (1955) che vide la partecipazione di 30 paesi. Alla conferenza s’impose la tendenza neutralista, che sostituiva alla logica della contrapposizione tra i due blocchi Est-Ovest quella della contrapposizione Nord-Sud tra il mondo sviluppato e le aree del sottosviluppo in Africa, Asia e America Latina.
Durante la conferenza fu sancito: il riconoscimento dell’uguaglianza tra tutte le razze e le Nazioni, il diritto dei popoli all’autodeterminazione, la politica di non allineamento e di neutralismo attivo (mediazione tra i due blocchi), la politica dell’afro-asiatismo (volta a respingere comunismo e capitalismo in funzione della riscoperta delle trazioni religiose e culturali autoctone).

Sul piano economico, i Paesi del Terzo Mondo sono accomunati dal sottosviluppo. Vari i dati sintomatici: squilibri di ordine demografico, agricoltura condotta con sistemi primitivi, mancanza di cultura industriale. Sul piano politico, instabilità e prevalenza di dittature militari.

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