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Il Risorgimento


Secondo gli storici, il Risorgimento ebbe inizio durante il triennio 1796-1799, nel corso del quale si diffusero ideali democratici e furono costruiti i primi progetti unitari. Tale periodo, secondo alcuni studiosi, terminò nel 1861 con la proclamazione del Regno d’Italia. Tuttavia, non si può parlare di una vera e propria unificazione in quanto mancavano ancora Venezia, Roma, Trento e Trieste.
Altri studiosi, invece, elaborarono la teoria del “lungo risorgimento”, secondo la quale il Risorgimento finì nel 1918.
I principali protagonisti del Risorgimento furono quattro: Vittorio Emanuele II, sovrano appartenente ai Savoia che fu in grado di ampliare i territori sotto il suo dominio; Giuseppe Garibaldi, che contribuì all’ipotesi monarchico-moderata; Cavour, il quale riuscì a mettere al centro dello scenario internazionale la questione italiana; e Giuseppe Mazzini, principale esponente dei repubblicani.

Mazzini e gli ideali democratico-repubblicani


Negli anni 30 (1830) si assiste a una svolta politica in quanto i patrioti si oppongono ai governi della Restaurazione nei vari Stati Italiani accentuando l’esigenza di un fronte democratico comune. Diversi eventi influenzarono tale scelta: la rivoluzione avvenuta in Francia nel 1830, l’ascesa al trono sabaudo di Carlo Alberto che partecipò ai moti del 1820-1821 ma soprattutto l’azione di Mazzini.

Giuseppe Mazzini (1805-1872)


Nato a Genova nel 1805, apparteneva a una famiglia borghese benestante. Nel 1821, dopo aver incontrato un reduce dei moti che si erano tenuti durante quell’anno, aderì alla causa nazionale italiana. Nel 1827 si affiliò alla Carboneria ma dopo qualche mese fu arrestato e costretto all’esilio. Nel 1831, invitò con una lettera il re di Sardegna Carlo Alberto a porsi a capo del moto di liberazione nazionale. In risposta, ricevette un ordine di arresto qualora fosse rientrato nel regno di Sardegna. In quel periodo decise, così, di fondare la Giovine Italia con l’intento di educare il popolo agli ideali nazionali.

La Giovine Italia


Si trattava di un’associazione, il cui principale scopo era quello di compiere l’unificazione nazionale attraverso delle insurrezioni e includere, in tale processo, tutto il popolo, a partire dai ceti popolari. Al fine di diffondere il programma repubblicano e democratico dell’associazione, Mazzini fondò la rivista “La Giovine Italia”.
Laicità e religiosità in Mazzini
Inoltre, gli storici accostano a Mazzini il termine di religiosità laica. Egli non condivide il materialismo, è lontano dalla chiesa intesa come istituzione e vede Dio come un ente che è dalla parte del popolo. La sua missione, in particolare, era quella di fondare la terza Roma, ossia un’Italia repubblicana, con capitale Roma, che rappresentasse un esempio di democrazia e di fratellanza per il resto delle nazioni così come lo erano già state la prima Roma (dei Cesari) e la seconda Roma (dei papi).

L’azione


Mazzini partecipò a numerosi moti insurrezionali che però fallirono tutti. Tra questi è importante ricordare quelli che avrebbero dovuto coinvolgere la Savoia e Genova, in seguito ai quali Mazzini perse molti affiliati e fu condannato a morte. Così, fu costretto a rifugiarsi in Svizzera dove fondò la Giovine Europa, una nuova organizzazione che si occupò di coordinare l’azione dei popoli impegnati nelle lotte di liberazioni (italiani, tedeschi e polacchi).
Il periodo londinese e la questione sociale
Nel 1837 si trasferì a Londra e visse da esule fino al 1848. Qui fondò l’Unione degli Operai italiani, aprì la scuola gratuita per i figli dei lavoratori italiani e promosse lo sviluppo della cooperazione operaia. Nel 1839 rifondò la Giovine Italia e fu uno dei protagonisti dei moti del ’48 che portarono al firmamento della Repubblica Romana.

L’isolamento


La sconfitta che subì nel 1849 segnò l’inizio del declino di Mazzini come leader democratico. Dopo un moto rivoluzionario del 1853, da lui promosso, che si concluse tragicamente con l’impiccagione di sedici patrioti, Mazzini fondò il Partito d’Azione, che presentava un programma repubblicano. Col passare degli anni, Mazzini fu sempre più emarginato dai moti risorgimentali che presero un carattere moderato e monarchico. Inoltre, egli collaborò soltanto parzialmente all’organizzazione dell’impresa dei mille non condividendo l’alleanza tra Garibaldi e i Savoia.

La fine


Nel 1872 Mazzini morì a Pisa sotto il falso nome di Dottor Brown, ormai isolato dall’Italia ufficiale monarchica, e con lui finì anche il mazzinianesimo.

La prima guerra d’indipendenza e il decennio di preparazione (1849-1859)


1846-1849: tre fasi


Dal 1846 al 1849 gli Stati italiani sono attraversati da movimenti che chiedono costituzioni democratiche ai sovrani. Questo periodo, a livello europeo, viene definito “primavera dei popoli”. In Italia è possibile suddividere tale periodo in tre fasi: 1846-1849 elezione di Pio IX e moti liberali per ottenere costituzioni; 1848-1849 Prima guerra d’indipendenza; 1849 esperienze rivoluzionarie repubblicane.

Pio IX


Nel giugno 1846 fu eletto Papa Pio IX, un pontefice noto per l’equilibrio e la moderazione, che prese il posto del reazionario Gregorio XVI.
Gioberti e il Neoguelfismo
Dopo il fallimento delle insurrezioni guidate da Mazzini, crebbe negli Stati italiani il sentimento nazionale che portò alla nascita del neoguelfismo (termine coniato ironicamente dal repubblicano Giuseppe Ferrari, il quale si riferì al termine guelfi con cui nel XIII secolo si indicavano in Italia i sostenitori del Papato contro la politica imperiale di Federico II) che vedeva nel Papa la guida di un processo di unificazione culturale.
Tra i neoguelfi vi era Gioberti, il quale propose una soluzione per risolvere la questione dell’unità nazionale: una confederazione di Stati sotto il governo del pontefice e guidata militarmente dai Savoia.

Cesare Balbo


L’idea di Gioberti ricevette anche una critica da parte del nobile Cesare Balbo, il quale mise in discussione l’idea giobertiana di una superiorità morale degli italiani sugli altri popoli data dalla presenza del Papato sul territorio. A suo parere era un’idea astratta e decise, dunque, di incentrarsi maggiormente sul ruolo dell’Austria: l’Italia unita poteva nascere soltanto mandando via gli austriaci.

La breve stagione delle riforme a Roma


Papa Pio IX fece numerosi cambiamenti a livello politico-organizzativo come: la creazione di un consiglio di Stato, di un Consiglio dei Ministri e di una nuova amministrazione comunale di Roma. Inoltre, diede importanti incarichi anche ai laici ed eliminò le leggi antiebraiche. Questi cambiamenti aumentarono le speranze dei neoguelfi.

Il ’48 italiano


La scintilla che fece scoppiare i moti del ’48 in Europa si ebbe in Sicilia, dove i rivoluzionari rovesciarono il regime borbonico e s’impossessarono, in breve tempo, dell’isola. Successivamente, le rivoluzioni scoppiarono anche a Parigi, Vienna, Praga, Budapest, Milano e in Toscana.
Le costituzioni ottriate
Alcuni sovrani compresero che per evitare di perdere il potere dovevano concedere delle costituzioni che, essendo concesse dall’alto, vengono dette ottriate. Queste costituzioni lasciavano ancora molti poteri ai monarchi quali Ferdinando II di Borbone, Carlo Alberto (lo Statuto Albertino), Leopoldo II (granduca di Toscana) e Pio IX.

Prima guerra d'indipendenza


La prima guerra d’indipendenza ebbe inizio il 23 marzo 1848 dopo l’insurrezione di venezia nei confronti degli austriaci e dopo le cinque giornate di Milano, durante le quali il popolo si scagliò contro l’esercito austriaco costringendo l’abbandono della città da parte del generale Radetzky. I milanesi richiesero poi un aiuto al re piemontese Carlo Alberto, il quale decise di partecipare alla prima guerra d’indipendenza soltanto per ampliare i propri territori. Anche il Granducato di Toscana, il Regno di Napoli e lo Stato pontificio presero parte alla guerra affiancando i milanesi ma il timore di un eccessivo rafforzamento piemontese fece ritirare le truppe ai sovrani. Per Pio IX, invece, c’era anche una motivazione di carattere religioso (gli Austriaci erano cattolici).
Inizialmente, i Piemontesi ebbero la meglio ma con la battaglia decisiva di Custoza gli Austriaci costrinsero Carlo Alberto a firmare un armistizio (9 agosto 1848). Intanto, Venezia continuava a resistere sotto la guida di Daniele Manin, la Sicilia rimaneva indipendente e Roma si apprestava a diventare una repubblica. Notevole importanza assunse Carlo Cattaneo(filosofo dell’Ottocento con idee democratiche e repubblicane) il quale svolse il ruolo di guida politica.

La repubblica romana


A Roma l’alleanza tra Pio IX e i liberali si ruppe in seguito all’assassinio di Pellegrino Rossi, capo del governo. Tale evento fece mettere in discussione il potere temporale del papa, che sentendosi minacciato fuggì a Gaeta sotto la protezione di Ferdinando II. Di conseguenza, si ebbe la formazione di un’assemblea costituente che decretò la fine del potere temporale dei papi e proclamò la Repubblica (seconda Repubblica romana in età moderna dopo quella del 1798-1799). Inoltre, fu eletto un triumvirato che avrebbe preso le decisioni in ambito politico formato da Mazzini, Armellini e Saffi. Anche a Firenze si formò una repubblica democratica guidata dal triumvirato formato da Montanelli, Guerrazzi e Mazzoni.

1849: definitiva sconfitta piemontese


I rapporti tra Austria e Piemonte si inasprirono nuovamente e portarono a un nuovo conflitto che durò dal 20 al 23 marzo 1849, dal quale le truppe sabaude ne uscirono pesantemente sconfitte (battaglia di Novara). Successivamente, Carlo alberto abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II. Il 23 Marzo 1849, giorno stesso della battaglia di Novara, Brescia insorse contro gli austriaci resistendo per ben dieci giorni.

Roma: una difesa disperata ed eroica


Tra il 2 e il 3 giugno 1849 Roma viene assediata dal generale Oudinot, il quale aveva senza preavviso rotto l’armistizio (che doveva durare fino al 4) e da napoletani, austriaci e francesi, tutti accorsi per restaurare il potere temporale del papa. La repubblica fu quindi costretta alla resa tra il 3 e il 4 luglio 1849. In seguito alla resa, Garibaldi, che si trovava a difesa della repubblica romana, tentò invano di aiutare Venezia che resisteva contro gli austriaci ma essa cadde comunque nell’agosto del 1849.

La costituzione della Repubblica


Prima della caduta della Repubblica romana, i patrioti approvarono il testo della Costituzione, i cui principi fondamentali erano: democrazia, libertà individuale e tolleranza religiosa. (Un esempio di articolo della costituzione: “Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta”).
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