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La crisi del 1929

La grande crisi economica iniziata nel 1929 fu la più grande mai conosciuta dal sistema capitalistico industriale mondiale.

Negli anni ’20 nei principali paesi capitalisti si registrò un forte sviluppo economico. Le condizioni che lo resero possibile furono:
• Innovazione tecnologica
• Aumento della produttività (grazie all’organizzazione scientifica del lavoro – taylorismo)
• Ampliamento dei consumi di massa

Questi fenomeni si manifestarono per primi negli Stati Uniti per poi diffondersi in Europa.
Il prodotto che rappresentò questa nuova fase dell’economia fu l’automobile e accanto a questa la radio che consentì un’immediatezza e un’estensione capillare dell’informazione di molto superiore a quella dei giornali.

La fase di tumultuoso sviluppo si interruppe bruscamente con la crisi esplosa nel 1929 negli Stati Uniti. A differenza di altre crisi economiche verificatesi nel corso della storia, questa ha una precisa data di inizio: il 29 ottobre 1929, il giovedì nero in cui crollò la borsa di Wall Street.

Si era trattato di un boom economico senza precedenti; vi era stata crescita di reddito nazionale, di profitti, di produttività e dei salari. Si trattò di una crisi di sovrapproduzione, amplificata dalla grave speculazione su titoli azionari.

I tutto il decennio precedente la crescita della produzione e dei profitti era stata superiore a quella dei salari, causando alla lunga un indebolimento della domanda, nonostante i consumi dei ceti medio-alti rimanessero comunque elevati.

Nella seconda metà degli anni ’20 emersero difficoltà nel settore agricolo. Durante la guerra l’agricoltura statunitense aveva accresciuto la propria produzione e innalzato il già elevato rendimento dei terreni, fino a diventare un supporto per l’agricoltura europea. Ciò aveva indotto i coltivatori a effettuare grossi investimenti mettendo a cultura nuove terre e aumentando la meccanizzazione nelle campagne. Per fare questo si erano fortemente indebitati con le banche.

Nel momento in cui l’economia europea si riprese, queste condizioni vennero meno e i contadini statunitensi si trovarono di fronte a prezzi calanti, a minor guadagni e a difficoltà, o impossibilità, a restituire i debiti alle banche.
A questi fattori di debolezza si sommò un altro elemento negativo: la speculazione finanziaria. L’indice della borsa di Wall Street più che raddoppiò tra il 1924 e il 1929. Si diffuse la convinzione che la Borsa consentisse un rapido arricchimento e molti pensarono che convenisse investire in quel modo il proprio denaro per ottenere un immediato guadagno.

Il 24 ottobre 1929 l’indice di Wall Street iniziò a scendere e bastò questa flessione perché risparmiatori e speculatori cominciassero a vendere per timore di subire gravi perdite finanziarie. Si diffuse il panico poiché più si vendeva, più l’indice scendeva dando inizio ad una spirale di caduta libera dell’economia.

Una catena di fallimenti investì le banche coinvolte nelle speculazioni. Ridussero al minimo i finanziamenti e tutto il sistema economico ebbe una mancanza di liquidità. La industrie dovettero ridurre la produzione e si avviò una sempre più accelerata recessione economica che portò ad un aumento della disoccupazione.

Sul piano internazionale le conseguenze della crisi americana furono gravi a causa degli stretti legami con l’Europa e l’interruzione del flusso di capitali tra i due continenti. Gli stati che risentirono maggiormente della crisi furono America latina, Germania e Austria.

Tutti gli stati ridussero i rapporti con gli altri paesi e adottarono misure protezionistiche in modo da favorire i prodotti della propria economia a scapito di quelli di importazione.

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