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Il Corno d’Africa negli anni Ottanta



Con l’espressione “Corno d'Africa” si intende una penisola di forma triangolare posta nella parte orientale dell’Africa, che si estende a forma di corno, nell'oceano Indiano e nel golfo di Aden. Esso comprende la Repubblica di Gibuti, l’Eritrea, l’Etiopia e la Somalia
Come tutto il resto del continente africano, negli anni Ottanta, anche in questa regione si fece sentire la rivalità fra est e ovest.


L’Etiopia, il maggiore stato della regione, sotto la guida del colonnello Menghistu, diventò un avamposto molto saldo della presenza sovietica in Africa. Infatti, l’URSS sosteneva economicamente e militarmente lo Stato etiopico e anche v le truppe cubane furono presenti sullo stesso territorio dal 1977 al 1989. Tramite questa alleanza, i Sovietici potevano consolidare la loro presenza navale nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, due arterie vitali per il traffico del petrolio; la loro presenza era bilanciata da quella degli USA in Somalia che insieme al Kenia era passata al blocco occidentale. Le due superpotenze sostenevano in modo molto attivo loro alleati in tutte le situazioni di conflitto che via via nascevano nel Corno d’Africa. Nel caso del conflitto Etiopia/Somalia si trattava di conflitti di confine e del conseguente appoggio prestato da ciascuna delle due dittature agli oppositori armati dell’altra. Altri conflitti opponevano Etiopia a Sudan per il sostegno fornito da quest’ultimo ai ribelli eritrei e dall’ Etiopia alle popolazioni cristiane del Sudan meridionale.
Menghistu si impegnò anche a realizzare un modello sociale ricalcante le democrazie popolari; infatti dette avvio alla collettivizzazione dei mezzi di produzione ed introdusse il partito unico marxista-lenista. Tuttavia, questi sforzi si scontrarono con i movimenti di opposizione, soprattutto a base etnica ed in particolare quello eritreo che reclamava l’indipendenza (l’Eritrea era stata annessa all’ Etiopia con il consenso della Francia, Gran Bretagna e degli USA). Inoltre, la tremenda siccità degli anni 1983-1984 costrinse l’Etiopia a chiedere sempre maggiori aiuti economici all’Occidente.
Quanto si ebbe la distensione fra i due blocchi, l’Unione Sovietica manifestò una crescente tendenza a disimpegnarsi e nel 1988, in occasione della visita di Menghistu a Mosca, la politica etiope nei confronti delle minoranze etniche fu aspramente criticata da Gorbačëv.
Nel 1989, si ebbe un tentativo di colpo di Stato andato fallito; esso fu duramente represso, ma fece capire che il potere del dittatore etiopico era ormai logoro e prossimo alla fine.