Il concordato tra Stato e Chiesa

Mussolini, giunto al potere, si rese presto conto che per consolidare il regime aveva bisogno di un accordo con l Chiesa. La Chiesa, dal canto suo, invece era favorevole ad un accordo con il fascismo, ritenuto barriera contro il socialismo. Sfruttando quindi i miglioramenti del rapporto raggiunti nei governi precedenti, si arrivò alla stipulazione dei Patti lateranensi (11 febbraio 1929), firmati da Mussolini e P. Gasparri (per Papa Pio XI). Questo accordo poneva, quindi, fine alla “questione romana” ed era composto di un trattato, di una convenzione finanziaria, e di un Concordato.
Il trattato internazionale abrogava la legge delle guarentigie (13 maggio 1871) e istituiva lo Stato della Città del Vaticano, dotato di poteri sovrani, al contempo la Santa Sede riconosceva il Regno d’Italia co Roma capitale.
La convenzione finanziaria stabiliva il risarcimento dovuto alla Chiesa per gli espropri decisi nel 1870.

Il Concordato (in vigore fino al 1984) sanciva:
- il riconoscimento del cattolicesimo come religione ufficiale;
- la libertà di culto alla Chiesa, l’esenzione dal servizio militare e privilegi fiscali;
- l’esclusione dei sacerdoti dai pubblici impieghi;
- il riconoscimento civile del matrimonio;
- l’obbligo dell’insegnamento della dottrina cattolica;
- la libertà di azione per le organizzazioni dell’Azione cattolica.

Seppur questo Concordato fosse in contrasto con la tradizione liberale, rappresentò un efficacissimo strumento di propaganda (es successo schiacciante nel plebiscito del marzo 1929).

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