Il governo di Nanchino annuncia l'intenzione di procedere a una rapida modernizzazione dell'economia e della società cinesi, ma in realtà non ne ha gli strumenti. Di fatto controlla solo l'area lungo il fiume Yangtze, area che comprende le città di Wuhan, Nanchino e Shanghai. In queste zone e soprattutto nelle città le attività commerciali e produttive sono pesantemente ostacolate dalla presenza di estesi gruppi criminali, verso i quali Chiang Kai-shek ha contratto un debito notevole perché lo hanno aiutato nella repressione anticomunista del 1927. Per questo il governo nazionalista tollera la presenza. La collaborazione di fatto con le organizzazioni criminali è una delle critiche che cominciano a essere rivolte al governo di Chiang Kai-shek. Un'altra critica riguarda il livello della tassazione. Il governo nazionalista, per finanziare il suo strumento di governo principale ovvero l'esercito, tassa pesantemente le attività commerciali e produttive urbane. Che il governo si concentri sulla tassazione di queste attività dipende dal contenuto degli accordi sottoscritti tra Chiang Kai-shek e i signori della guerra del Nord e dell'Ovest che hanno deciso di aderire al regime nazionalista di Nanchino. Tali accordi prevedono che le imposte fondiarie (cioè quelle che gravano sui redditi dalle attività agricole) siano di pertinenza delle amministrazioni locali, tutte controllate direttamente dai signori della guerra o da loro alleati. Oltre a ciò, a rendere ulteriormente precaria l'intera situazione sta il fatto che nella campagne del Nord e dell'Ovest i proprietari terrieri e le comunità contadine dispongono di propri gruppi armati, i quali non di rado si dedicano ad attività di brigantaggio sulle principali vie di comunicazione, ostacolando pesantemente le attività commerciali. Nelle aree meridionali della Cina invece operano i gruppi comunisti che sono riusciti a scampare alla repressione del 1927 e che trovano un notevole sostegno tra i contadini sottoposti a condizioni di sfruttamento piuttosto tremende da parte dei proprietari. Mao Tse-tung, divenuto il principale dirigente comunista cinese, ha ritenuto infatti di dover rovesciare l'impostazione teorica marxista, identificando le campagne e i contadini ( e non le città e gli operai) come luoghi e i protagonisti per una possibile rivoluzione comunista cinese. È una scelta in gran parte dettata dalle circostanze e cioè dal fatto che i comunisti, cacciati dalle città dalla repressione di Chiang Kai-shek, hanno dovuto rifugiarsi in aree rurali. Ed è una scelta che si rivela vincente, anche perché Mao Tse-tung attua la sua linea politica con accorta cautela: i contadini delle aree dove operano i comunisti sono incoraggiati a espropriare le terre dei grandi proprietari, lasciando comunque loro la terra che sono disposti a coltivare da soli; le piccole proprietà dei coltivatori diretti invece, assolutamente non devono essere toccate. Una linea di questo genere raccoglie intorno ai comunisti )attivi nelle regioni sud-orientali dello Hunan, Jangxi e Fujan) un solido e crescente appoggio contadino, che si traduce nella formazione di nutriti gruppi armati comunisti i quali danno vita ad azioni di guerriglia contro l'esercito nazionalista di Chiang Kai-shek.

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