Cavour e la sua politica economica

- Fedele alle libertà dei traffici e concorrenza: il liberalismo era uno stimolo e premiava i migliori.
- l'Italia era debole dal punto di vista industriale e il protezionismo poteva essere una soluzione che consentiva di dare un certo respiro alle industrie nazionali, garantendo loro per i premi annui una fetta di mercato nazionale, senza concorrenza straniera.
Ma doveva essere un rimedio transitorio altrimenti:
- sarebbe mancato l'incentivo a raggiungere l'efficienza dei concorrenti
- e c'era il rischio che i cittadini fossero condannati ad acquistare i prodotti nazionali più scadenti di quelli stranieri e ad un prezzo più alto.

1878 prima tariffa doganale, moderata protezione all'industria nazionale soprattutto per quella tessile.
1884 acciaieria di Terni.
Il governo aveva nuove iniziative: fondazione a Terni di una grande acciaieria.

anche in Italia nasce l'industria pesante: stabilimenti siderurgici (lo stato garantiva le ordinazioni), cantieri navali. Queste imprese erano costose perché in Italia non c'era né carbone ne ferro, materie necessarie per la lavorazione dell'acciaio.


Nella Germania di Bismark: protezionismo e politica di prestigio internazionale.

1887 tariffa doganale:
- fortemente protettiva per la maggioranza dei prodotti, interessi doganali e interessi di proprietà terrieri, forte dazio sui cereali.
- queste drastiche misure colpivano il commercio internazionale, penalizzando i produttori italiani, che esortavano.
- conflitto doganale con la Francia che provocò un conflitto doganale con la Francia, e quindi ci furono delle ritorsioni contro le merci italiane.
- esse mantenevano artificiosa,e te alto il prezzo dell'acciaio a danno delle industrie meccaniche.
- ne risentono anche quegli agricoltori meridionali che producevano colture specializzate solitamente per l'esportazione.
- favoriti quei proprietari poco preoccupati di innovare i metodi nel lavoro e nella produzione.
- Incideva nel prezzo del pane, gravava sui ceti popolari.
- il Governo sostiene la siderurgia per un fattore di politica estera, per il rapporto tra industria dell'acciaio e armamenti.
- L'acciaieria diTerni, era importante per le forniture per la marina da guerra.
- Le aspirazioni italiane erano di divenire una grande potenza, e di assumersi impegni internazionali.
La conseguenza della guerra delle tariffe:
- crollo dei prezzi
- sproporzione nel movimento import - export
- deficit
- perdita del 63% della sua esportazione.

Politica estera

- Durante il governo della destra fu in mano Visconti Venosta, moderato, filo francese e liberale.
Dopo il 1870 aveva patrocinato una politica estera di raccoglimento, risparmiate le forze per un miglioramento dell'interno.
La sinistra era d'accordo.
- 1878 congresso di Berlino: politica delle "mani nette", astensioni delle controversie internazionali.
Nel frattempo però stava mutando il clima politico generale, l' animo del governo e l'opinione pubblica italiana.

Primi appetiti espansionistici:
- 1881 turbamento per l'occupazione francese di Tunisi dove c'erano molti emigrati italiani, si guastarono i rapporti Francia-Italia. Bismark riuscì così a trarre dalla propria parte l'Italia.
- 1882 stipulata tra Germania, Austria-Ungheria e Italia un accordo la triplice alleanza:
Impegni militari, e quindi l'Italia deve disporre di un contingente di forze armate.

Incauta politica coloniale

-Forti sentimenti nazionalistici in Italia, per vedere accresciuto il prestigio dell'Italia.
- In più nel 1882 quando con il consenso inglese l'Italia acquistò i possedimento nel Mar Rosso, la baia di Hassab.
- 1885 occupazione della vicina Massaua, una zona confinante con l'Etiopia o l'Abissinia. Proposito italiano di penetrare in questa regione arretrata, ma di fede cristiana (capi locali-ras, milizie proprie e imperatore-negus).

La sconfitta di Dogali

L'Occupazione italiana era vista con sospetto. Nel 1887 la colonna militare con rifornimenti, viene attaccata nei pressi di Dogali dalle truppe del Negus Giovanni IV, e sterminata. In Italia forte impressioni e viene messa in luce la fragile base della nostra politica coloniale.

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