Brutalità della guerra


Nel corso del 1914-15 l'idea di una guerra rapida, una guerra di movimento, con rapidi spostamenti di truppe, attacchi di sfondamento contro le linee nemiche e veloce conquista degli obiettivi strategici, si rivela uno dei più tremendi errori di valutazione che i responsabili degli eserciti potessero fare.
Salvo specifiche eccezioni, gli eserciti contrapposti si equivalgono. Quindi quasi nessuno riesce a sfondare le linee avversarie. I combattenti di fronteggiavano scavando trincee nel terreno, fosse lunghe per decine di chilometri, articolate e fortificate, attrezzate con gli ultimi ritrovati della tecnica (tra cui il filo spinato, un'invenzione di questi anni), protette da armi tecnologicamente sofisticate: i fucili a ripetizione, le mitragliatrici, le granate, le bombe a mano, i gas asfissianti, gli aerei da combattimento. Le trincee nemiche distano poco le une dalle altre, a volte pochissimo, da qualche decina a un centinaio di metri. Teoricamente si può percorrere di corsa lo spazio mediano, per poi riversati contro le trincee avversarie. Questa è la soluzione seguita caparbiamente dagli stati maggiori, alla disperata ricerca dell'attacco decisivo che sfondi le linee e apra la strada per la conquista del territorio o delle città più importanti, al di là del fronte ma è un illusione. Le trincee sono protette da quattro o cinque barriere dondolo spinati, temibilissimo perché è facile impigliarcisi e diventare un bersaglio per i fucili nemici. E comunque anche dove non ci sono i reticolati, gli attaccanti, che usano il fucile e la baionetta, si espongono ai colpi delle mitragliatrici o delle bombe dei difensori. La tecnica dell'assalto di sfondamento alle trincee nemiche provoca un mare di morti. Eppure nonostante ciò non viene abbandonata per tutta la guerra, infatti in questi tipo di scelta sta la ragione dell'altissimo numero di caduti.

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