Concetti Chiave
- La crisi industriale degli anni '20 in Italia portò a un forte ridimensionamento delle industrie e un incremento della disoccupazione, indebolendo la classe operaia.
- Il Partito Nazionale Fascista nacque nel 1921 dalla trasformazione dei Fasci di Combattimento, orientandosi verso posizioni conservatrici per attrarre la piccola borghesia e i monarchici.
- Le squadre d'azione fasciste usarono violenza nelle campagne contro il movimento operaio, sostenute dai piccoli agricoltori preoccupati per le lotte dei braccianti.
- Il movimento operaio, rappresentato dal PSI, si rivelò debole e frammentato, incapace di opporsi efficacemente all'ascesa del fascismo, supportato da forze liberali e altri partiti.
- La marcia su Roma del 28 Ottobre 1922 segnò l'ascesa di Mussolini al potere, con il Re che si rifiutò di proclamare lo stato d'assedio, affidando a Mussolini la formazione di un nuovo governo.
Indice
Che cosa ha causato la crisi industriale e la disoccupazione?
Fino alla fine del 1920 le industrie erano riuscite a sopravvivere grazie agli aiuti statali tuttavia già agli inizi del 1921 i due maggiori esponenti siderurgici italiani, l'Ilva e l'Ansaldo si trovarono sull'orlo del fallimento trascinando con loro anche quelle grandi banche che li avevano finanziati. Lo Stato intervenne ancora ma le industrie ne uscirono fortemente ridimensionate con un conseguente calo degli investimenti (poiché disponevano di poco capitale), portando sì ad un raffreddamento dell'inflazione ma anche ad un incremento della disoccupazione. I nuovi disoccupati accettavano così anche contratti meno favorevoli portando ad un indebolimento della classe operaia rafforzando invece la borghesia.
Ascesa del Partito Nazionale Fascista
I Fasci di Combattimento si trasformarono così da movimento minoritario violento ad un soggetto politico in grado di uscire dalla crisi. Mussolini intuì infatti do poter sfruttare a proprio vantaggio il compromesso giolittiano e le difficoltà del movimento operaio. Orientò allora il Movimento dei Fasci in senso conservatore trasformandolo in un vero e proprio partito politico dando vita al Partito Nazionale Fascista (PNF) l'11 Novembre del 1921 che poteva contare su un numero molto elevato di iscritti. Mussolini cambiò poi le sue direttive di partito in modo da ottenere più appoggio possibile: abbandonò le venature anticlericali e anti-monarchiche per venire incontro alla base politica del suo partito ossia la piccola borghesia, monarchica e cattolica; cercò poi di ottenere le simpatie del nuovo papa Pio XI; abbandonò anche ogni venatura repubblicana in modo da attirare anche coloro vicini alla corona e presso le alte gerarchie militari.
Violenza e repressione nelle campagne
Altra caratteristica del partito rimaneva l'uso della violenza contro il movimento operaio combattuto attraverso delle squadre d'azione intensificando le azioni di devastazione e uccisioni. Le campagne divennero teatro di queste azioni, soprattutto nella val padana, dove i piccoli e medi agricoltori, che avevano da poco guadagnato le proprie terre, vedevano come una minaccia ai loro interessi i braccianti e le loro lotte sociali. Per tanto questi finanziarono le squadre d'azione in modo da portare una pace sociale.
Debolezza del movimento operaio
L'ascesa del fascismo fu anche favorita dall'atteggiamento consenziente delle forze liberali che, nonostante non condividessero il loro agire, usavano per reprimere i movimenti operaio e bracciantile. Anche Giolitti stesso ne fece ricorso. C'è inoltre da sottolineare che il movimento sindacale e socialista non si rese conto della gravità della situazione e quando capì di dover reagire fu ormai troppo tardi e la formazione dell'Alleanza del Lavoro fu vana. Le squadre d'azione era inoltre coperte da autorità militari e da prefetti. La sconfitta del movimento operaio è anche da imputare alla debolezza del PSI, sovrastato dall'ala massimalista che non gli lasciava campo d'azione. Esso si trovava inoltre isolato nella lotta contro il fascismo, in quanto tutti gli altri partiti erano in appoggio a Mussolini, e non fu in grado di avanzare un piano di riforme che potesse accontentare tutte le fasce sociali. Successivamente la corrente riformista venne espulsa dal partito e alcuni, come Turati, fondarono il Partito Socialista Unitario (PSU) il cui primo segretario fu Giacomo Matteotti.
Frammentazione del PSI e ascesa del PCI
Il PSI entrava sempre più in crisi. Già nel 1921 la minoranza comunista si era staccata dal partito e Bordiga e Gramsci fondarono il Partito Comunista d'Italia (PCI), in accordo con la Terza Internazionale (Commintern). La frammentazione del partito lo indebolì fortemente e non poté nulla contro le incursioni fasciste del 1922, quando le squadre d'azione entrarono in numerose città guidate dalla sinistra impossessandosi dei municipi e devastando le sedi delle associazioni socialiste. Dopo questi eventi Mussolini realizzo che i tempi erano maturi e non vi erano più opposizioni di alcun genere. I socialisti non potevano nulla contro di lui e lo Stato non aveva più controllo sull'ordine pubblico. Ciò era dimostrato anche dalle veloci successioni di governo. Nel 1921 cadde infatti il governo Giolitti a cui successe quello di Bonomi e poi ancora quello di Facta. Inoltre la maggioranza parlamentare guardava di buon occhio Mussolini ed era disposta a venire a patti con lui.
Marcia su Roma e nuovo governo
Il 16 di Ottobre 1922 colonne di migliaia di fascisti (camicie nere) si radunano a Napoli per poi marciare su Roma, occupando militarmente numerose città e paesi del centro-Italia il 28 Ottobre. Mussolini aspettava il compiersi dell'evento a Milano. Luigi Facta si reca dal Re per decretare lo stato d'assedio tuttavia questi non lo firma, temendo lo scoppio di una guerra civile, affidando poi l'incarico a Mussolini di formare un nuovo governo.
Domande da interrogazione
- Quali furono le conseguenze della crisi industriale in Italia all'inizio degli anni '20?
- Come si trasformò il movimento dei Fasci di Combattimento in un partito politico?
- Quale ruolo ebbe la violenza nelle campagne durante l'ascesa del fascismo?
- Perché il movimento operaio si trovò in una posizione di debolezza durante l'ascesa del fascismo?
- Quali eventi segnarono la Marcia su Roma e l'instaurazione del governo fascista?
La crisi industriale portò a un forte aumento della disoccupazione e a un indebolimento della classe operaia, mentre la borghesia ne trasse vantaggio, accettando contratti di lavoro meno favorevoli da parte dei nuovi disoccupati.
I Fasci di Combattimento, sotto la guida di Mussolini, si trasformarono in un partito politico, il Partito Nazionale Fascista, il 11 Novembre 1921, cercando di attrarre il sostegno della piccola borghesia e abbandonando posizioni anticlericali e repubblicane.
La violenza fu utilizzata dal fascismo per reprimere il movimento operaio, con squadre d'azione che devastarono le campagne, sostenute dai piccoli e medi agricoltori che temevano le lotte sociali dei braccianti.
Il movimento operaio fu indebolito dalla frammentazione del PSI e dall'atteggiamento consenziente delle forze liberali, che reprimevano le proteste, mentre il PSI non riuscì a presentare un piano di riforme efficace.
La Marcia su Roma, avvenuta il 28 Ottobre 1922, vide migliaia di fascisti occupare militarmente città e paesi, portando il Re a non firmare lo stato d'assedio e a incaricare Mussolini di formare un nuovo governo.