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Fino alla fine del 1920 le industrie erano riuscite a sopravvivere grazie agli aiuti statali tuttavia già agli inizi del 1921 i due maggiori esponenti siderurgici italiani, l'Ilva e l'Ansaldo si trovarono sull'orlo del fallimento trascinando con loro anche quelle grandi banche che li avevano finanziati. Lo Stato intervenne ancora ma le industrie ne uscirono fortemente ridimensionate con un conseguente calo degli investimenti (poiché disponevano di poco capitale), portando sì ad un raffreddamento dell'inflazione ma anche ad un incremento della disoccupazione. I nuovi disoccupati accettavano così anche contratti meno favorevoli portando ad un indebolimento della classe operaia rafforzando invece la borghesia. I Fasci di Combattimento si trasformarono così da movimento minoritario violento ad un soggetto politico in grado di uscire dalla crisi. Mussolini intuì infatti do poter sfruttare a proprio vantaggio il compromesso giolittiano e le difficoltà del movimento operaio. Orientò allora il Movimento dei Fasci in senso conservatore trasformandolo in un vero e proprio partito politico dando vita al Partito Nazionale Fascista (PNF) l'11 Novembre del 1921 che poteva contare su un numero molto elevato di iscritti. Mussolini cambiò poi le sue direttive di partito in modo da ottenere più appoggio possibile: abbandonò le venature anticlericali e anti-monarchiche per venire incontro alla base politica del suo partito ossia la piccola borghesia, monarchica e cattolica; cercò poi di ottenere le simpatie del nuovo papa Pio XI; abbandonò anche ogni venatura repubblicana in modo da attirare anche coloro vicini alla corona e presso le alte gerarchie militari.

Altra caratteristica del partito rimaneva l'uso della violenza contro il movimento operaio combattuto attraverso delle squadre d'azione intensificando le azioni di devastazione e uccisioni. Le campagne divennero teatro di queste azioni, soprattutto nella val padana, dove i piccoli e medi agricoltori, che avevano da poco guadagnato le proprie terre, vedevano come una minaccia ai loro interessi i braccianti e le loro lotte sociali. Per tanto questi finanziarono le squadre d'azione in modo da portare una pace sociale.
L'ascesa del fascismo fu anche favorita dall'atteggiamento consenziente delle forze liberali che, nonostante non condividessero il loro agire, usavano per reprimere i movimenti operaio e bracciantile. Anche Giolitti stesso ne fece ricorso. C'è inoltre da sottolineare che il movimento sindacale e socialista non si rese conto della gravità della situazione e quando capì di dover reagire fu ormai troppo tardi e la formazione dell'Alleanza del Lavoro fu vana. Le squadre d'azione era inoltre coperte da autorità militari e da prefetti. La sconfitta del movimento operaio è anche da imputare alla debolezza del PSI, sovrastato dall'ala massimalista che non gli lasciava campo d'azione. Esso si trovava inoltre isolato nella lotta contro il fascismo, in quanto tutti gli altri partiti erano in appoggio a Mussolini, e non fu in grado di avanzare un piano di riforme che potesse accontentare tutte le fasce sociali. Successivamente la corrente riformista venne espulsa dal partito e alcuni, come Turati, fondarono il Partito Socialista Unitario (PSU) il cui primo segretario fu Giacomo Matteotti.
Il PSI entrava sempre più in crisi. Già nel 1921 la minoranza comunista si era staccata dal partito e Bordiga e Gramsci fondarono il Partito Comunista d'Italia (PCI), in accordo con la Terza Internazionale (Commintern). La frammentazione del partito lo indebolì fortemente e non poté nulla contro le incursioni fasciste del 1922, quando le squadre d'azione entrarono in numerose città guidate dalla sinistra impossessandosi dei municipi e devastando le sedi delle associazioni socialiste. Dopo questi eventi Mussolini realizzo che i tempi erano maturi e non vi erano più opposizioni di alcun genere. I socialisti non potevano nulla contro di lui e lo Stato non aveva più controllo sull'ordine pubblico. Ciò era dimostrato anche dalle veloci successioni di governo. Nel 1921 cadde infatti il governo Giolitti a cui successe quello di Bonomi e poi ancora quello di Facta. Inoltre la maggioranza parlamentare guardava di buon occhio Mussolini ed era disposta a venire a patti con lui.

Il 16 di Ottobre 1922 colonne di migliaia di fascisti (camicie nere) si radunano a Napoli per poi marciare su Roma, occupando militarmente numerose città e paesi del centro-Italia il 28 Ottobre. Mussolini aspettava il compiersi dell'evento a Milano. Luigi Facta si reca dal Re per decretare lo stato d'assedio tuttavia questi non lo firma, temendo lo scoppio di una guerra civile, affidando poi l'incarico a Mussolini di formare un nuovo governo.

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