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L’arianesimo

La diffusione del Cristianesimo all’interno dell’ Impero Romano, ha contribuito alla creazione di teorie dottrinali e filosofiche, non sempre in linea con le Sacre Scritture e a cui hanno contribuito soprattutto i pensatori dell’ Ellenismo. Le controversie si possono distinguere in cristologiche (che riguardano la natura di Cristo) o trinitarie (che riguardano i rapporti fra le tre persone della Trinità).
La più importante è la controversia ariana, chiamata così dal prete di Alessandria d’ Egitto, Ario. Egli sosteneva che Gesù Cristo, il Figlio, è di natura simile a Dio Padre, ma non di natura identica. In questo modo la figura di Gesù Cristo veniva ad acquisire una dimensione più vicina a quella dell’uomo e ad intaccare il concetto di Trinità. In pratica, l’arianesimo cercava di interpretare in modo razionalistico il Cristianesimo e non riconosceva il concetto di redenzione, cioè il fatto che il figlio di Dio si fosse fatto uomo per redimere tutta l’umanità dal carico di peccarti. Contro l’Arianesimo insorse Atanasio, anch’esso di Alessandria d’Egitto, che ebbe anche dei risvolti politici. Infatti, l’imperatore Costantino, preoccupato per il conflitto che la disputa ariana avrebbe potuto creare all’interno dell’ Impero, convocò il Concilio di Nicea nel 325. In tale sede, l’arianesimo fu condannato e fu formulato il Credo o Simbolo Niceno che rimase valido anche per tanti secoli successivi e che ribadiva l’unitarietà della Trinità. Bisogna però ricordare che alla corte di Costantinopoli, fra il clero, l’arianesimo trovava una certa simpatia. Infatti Eusebio di Cesarea che aveva battezzato Costantino l’arianesimo era molto più gradito della difesa del Cristianesimo fatta da Atanasio. Alla morte di Costantino, col tempo il clero di corte riuscì a fare accettare le proprie vedute all’Imperatore e a far perfino prevalere visioni arianeggianti all’ interno dell’Impero.
I successori di Costantino cercarono sempre più di fare dell’episcopato cristiano un punto di appoggio al loro trono. Quindi essi intervennero sempre più attivamente nelle discussioni teologiche suscitate dall’arianesimo, imponendo con editti una formula dottrinale piuttosto che un’ altra e utilizzando gli sforzi di conversione della chiesa in mezzo ai popoli pagani come veicolo della propria influenza politica fra i Barbari. È in quest’ottica che il goto Ulfila riuscì a convertire il proprio popolo al Cristianesimo traducendo il lingua gotica le Sacre Scritture. Poiché la missione di Ulfila, fra l’atro divenuto poi il primo vescovo goto, era partita nel momento in cui a Costantinopoli prevaleva l’arianesimo, molti Barbari si convertirono all’ eresia di Ario.
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