La seconda metà degli anni Venti per l'economia statunitense segna un periodo di notevole prosperità. Cresce la produzione industriale, soprattutto quella dei nuovi "beni di consumo durevole", cioè beni per uso privato e domestico che hanno una certa durata, come l'automobile, il frigorifero, la radio, l'aspirapolvere o la lavatrice. Molti consumatori li comprano avvalendosi sia del nuovo sistema dell'acquisto a rate sia dei prestiti che contraggono con le banche. Comunque sia il mercato ha un segno favorevole, la domanda è in aumento, la produzione cresce e se cresce la produzione anche i profitti e i salari hanno un andamento positivo. Però c'è un piccolo granello che si inserisce nell'ingranaggio. I beni durevoli per l'appunto durano nel tempo ovvero una volta che una famiglia ha comprato un frigorifero, che è un oggetto costoso, lo sfrutta fin che può, non lo butta via dopo un mese e neanche dopo un anno ma lo usa quattro, cinque, dieci anni di seguito e qualche volta anche più a lungo. Questo significa che il mercato nordamericana in questo settore ha un rio di sostituzione delle merci piuttosto basso. È un mercato che tende a saturarsi in fretta: esplode all'inizio quando nessuno ha l'aspirapolvere o l'automobile o la radio e tutti vogliono acquistare questi beni ma poi la domanda per tali oggetti tende a rallentare sempre di più man mano che le famiglie ne hanno comprato un esemplare.

Quindi il mercato dei beni di consumo durevole tende a essere molto dinamico all'inizio, ma poi si satura. Di conseguenza il tasso di crescita delle imprese in queste settori tende a rallentare. È questo rallentamento si ripercuote sull'economia nel suo complesso perché le industrie che producono automobili, frigoriferi, radio ecc chiedono meno componenti e materie prime ai settori industriali collegati.

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