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Costituzione dell’anno VIII (1799)

La Costituzione dell’anno VIII, sebbene rassomigli in parte alle altre, ha dei caratteri facenti sì che il governo che ne esce non ha tratti realmente democratici. Pur essendoci il suffragio universale, le Assemblee (elette da tutti i maschi adulti del popolo francese) approvano solo le leggi proposte dal governo, non hanno il potere di iniziativa legislativa e quindi, sostanzialmente, non possono avvallare le decisioni dell’esecutivo (del Consolato). Le nomine di tutti i consolari di rilievo vengono tutte dall’alto: sono fatte dal Consolato. Di fatto, questa Costituzione accentra i poteri nell’esecutivo e chiude la parabola rivoluzionaria. Dei principi rivoluzionari, si salva l’eguaglianza politica dei cittadini, che godono degli stessi diritti e degli stessi doveri; si salva anche l’idea di uno Stato laico: Napoleone tenterà a ricostruire i rapporti con la Chiesa di Roma, ma lo Stato francese sarà laico, dentro cui i cittadini godranno degli stessi diritti indipendentemente dal credo religioso. L’altro principio che permane nel periodo napoleonico e che dà sostanza a tutti i provvedimenti di questa epoca è la sopravvivenza della crescita sociale in base al merito: che sia per la capacità militare o per il servizio allo Stato,c’è l’idea che nella gerarchia si possano compiere dei passi in avanti in base al proprio talento. Inoltre, si può diventare nobili: Napoleone ricostruisce la nobiltà. Tutti i nobili che avevano fatto guerra alla Francia rivoluzionaria erano dei traditori, perché erano francesi e avevano combattuto contro la Francia. Di fronte a queste situazioni, per pacificare il Paese e per risolvere la situazione, Napoleone sceglie la strada dell’amnistia: concede loro il diritto di rientrare in Francia, riprendere possesso dei propri beni e il proprio ruolo nella società. Tuttavia, rispetto all’ancien régime, un grado ufficiale o un imprenditore di successo possono essere nominati marchesi dall’imperatore: pur essendo la nobiltà il ceto dirigente della Francia, c’è la possibilità di accedervi, è un ceto aperto in cui entrano nuove leve, gli esponenti della vita politica e militare del periodo rivoluzionario. L’altra cosa che garantisce Napoleone e il suo regime autoritario è l’appartenenza dei beni confiscati alla Chiesa a coloro che li avevano acquistati.

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