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Urbino


Il Palazzo ducale di Urbino fu voluto dal duca Federico da Montefeltro come simbolo prestigioso del proprio potere. All'inizio del Cinquecento, lo scrittore Baldassarre Castiglione definì la dimora «una città in forma di palazzo», esaltandone così le dimensioni, l’impianto razionale e la complessità: la città si identificava con il suo palazzo signorile, che le conferiva prestigio e visibilità. Lo splendore della sua architettura, per un centro che allora era di piccole dimensioni, rivestiva una funzione politica decisiva. Inoltre il palazzo è forse il primo esempio in Italia di edificio che tiene conto del paesaggio circostante, in quanto si conforma al declivio della collina su cui sorge e nel contempo si inserisce armoniosamente nella realtà urbana. Costruito su uno scosceso pendio, si articola infatti su diversi livelli: nella parte superiore aperta sulla città, dove oggi si trova l’ingresso principale, il dislivello è stato attenuato creando una facciata bassa e lunga, che ricorda il prospetto di una villa di stile classico; per la parte opposta, ai piedi della collina, è stata scelta una struttura alta e stretta, chiusa da due snelle torri svettanti (i celebri “torricini”) sul modello dei castelli medievali.
La realizzazione di questo palazzo ideale proseguì per quasi trentanni dal 1455 circa al 1482, ma la vera svolta al progetto, verificatasi a partire dal 1466, si deve all’architetto dalmata Luciano Laurana (1420 circa-1479), giunto da Mantova dove aveva conosciuto Alberti. Laurana concepì l’impostazione generale del nuovo complesso, elevò la Facciata dei torricini e realizzò il piano inferiore del Cortile d’onore. Nel 1472 la direzione del cantiere fu affidata al senese Francesco di Giorgio Martini (1439-1502), che, lavorandovi fino al 1482, completò il cortile e realizzò gli spazi interni, le logge, il giardino pensile e una grande rampa elicoidale che collegava il palazzo alle scuderie ducali e al Mercatale, l’ampio terrapieno dove si svolgevano le attività commerciali della città.
Una delle più originali invenzioni di Laurana è la Facciata dei torricini. Stretta fra due alte torri gemelle, presenta una serie sovrapposta di logge: mentre queste, ispirate alla tipologia dell’arco di trionfo romano, rispecchiano concezioni rinascimentali, lo slancio verso l’alto e le cuspidi poste a coronamento appaiono ancora goticheggianti. Il lato del palazzo orientato verso la campagna è la parte più visibile dell’edificio e la più monumentale, pensata per segnalare da lontano la potenza dei Montefeltro.
Cuore del palazzo è il vasto e splendido Cortile d’onore, che raccorda edifici medievali e ambienti rinascimentali. Il loggiato al piano terreno si basa sulla ripetizione del modulo dell’arco a tutto sesto, di origine fiorentina e brunelleschiana, che conferisce alla struttura un aspetto classicheggiante, essenziale e solenne come gli spazi dipinti da Piero della Francesca a Urbino. Il piano nobile è scandito da una serie di lesene (collocate in corrispondenza delle colonne del loggiato), che inquadrano finestre rettangolari architravate. Sopra, due attici arretrati riprendono, semplificato, lo schema del primo piano.
Rispetto ai modelli fiorentini, Laurana ha concepito lo spazio e le superfici non tanto in senso plastico, quanto piuttosto come parti di un organismo definito dalla luce e dai colori: ai delicati contrasti tra il bianco delle lesene e il rosato pallido delle pareti si unisce il gioco tra la luminosità del piano nobile e la penombra che percorre le arcate sottostanti.
Le stanze private di Federico comprendevano fra l’altro una biblioteca con annesso il famoso Studiolo, un piccolo locale senza finestre e con le pareti rivestite da tarsie lignee che riproducono illusionisticamente armadi aperti contenenti libri e altri oggetti, nicchie con statue delle Virtù teologali, logge affacciate su paesaggi naturali. In alto corre un doppio registro con ventotto ritratti di uomini illustri, religiosi e laici, opera del pittore fiammingo Giusto di Gand (circa 1460-75) e dello spagnolo Pedro Berruguete (circa 1450-1504).
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