Tintoretto è l’artista delle grandi tele, per esempio realizza tutte quelle della Sala Grande. Egli punta sulla drammaticità. Nella crocifissione si nota per via del vuoto intorno a Cristo e perché le figure sono sempre più complesse ed attorcigliate.
Nell’ultima cena porta avanti il suo stile: prospettive sempre più tirate e grande importanza assegnata alla luminosità (angeli trasparenti). Nel ritrovamento del corpo di S. Marco c’è un gioco di luce sugli archi, ciò dà il senso di profondità. In primo piano c’è una sorta di indemoniato e il corpo di S. Marco con un biancore cadaverico. In secondo piano invece c’è la scena in cui il corpo viene ritrovato.
Veronese è interprete di fasti, gioia e lusso. Si può notare dalla decorazione che è stata realizzata all’interno delle case palladiane. Giustiniana Giustiniani e la nutrice è un’opera in cui è rappresentata la patrona di casa e la domestica, affacciate sul balcone con delle colonne tortili (che si vedono dal basso).

Una sua opera importante è la cena in casa Levi, opera commissionata dai domenicani per essere posta nel refettorio di S. Giorgio Maggiore. Veronese realizza una tela di 13 m, il tema è l’ultima cena, ma si sbizzarrisce: pone Cristo e S. Pietro al centro, che spezza l’agnello, simbolo del sacrificio di Cristo, nel resto è una festa, sono presenti cani, “todeschi” (tedeschi), arabi con turbanti, nani (in particolare il “nano buffone con il pappagallo”). Ma anche a Venezia il Tribunale dell’Inquisizione prende provvedimenti perché considerata un’opera blasfema, quindi viene sentenziato e gli è imposto di modificarla: egli in realtà aggiunge solo un velo per coprire il sangue che usciva dalla bocca di una persona, e poi decide di cambiare titolo all’opera: “cena in casa Levi”, perché Levi era un ebreo che si era convertito al cristianesimo.

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