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La prospettiva nel Quattrocento

La ricerca artistica del Quattrocento porta ad una particolare innovazione: la scoperta e la definizione della prospettiva, che permette di raffigurare in modo verosimile la realtà, ponendo in evidenza la profondità dello spazio reale e il rapporto tra tutti gli elementi al suo interno.
Il Rinascimento vede per primo l’applicazione della prospettiva in campo artistico. Nel quattrocento, difatti, il termine acquista il significato ancora oggi attribuitogli, ovvero di scienza della rappresentazione, regolata da precise norme geometriche e applicata in modo sistematico è rigoroso.
Il procedimento di costruzione prospettica su basi matematiche viene elaborato intorno al 1420, probabilmente da Filippo Brunelleschi,e trova subito applicazione in pittura,come testimonia la trinità di Masaccio.
Questi principi, pur basandosi su dimostrazioni e calcoli complessi,erano sintetizzati in schemi e regole grafiche facilmente applicabili dai pittori, motivo per cui la pratica prospettica si diffuse con rapidità.

La prospettiva brunelleschiana, che possiamo definire"lineare", è basata sul rapporto proporzionale costante tra i valori di altezza, larghezza e profondità in ogni punto della rappresentazione; essa, quindi, da forma ad uno spazio continuo,al cui interno ogni oggetto trova esatta collocazione e misura.
A Leon Battista Alberti, comunque, si deve la prima enunciazione teorica della prospettiva centrale, basata sul principio delle misure decrescenti proporzionali. Egli codificò a livello teorico gli studi di Brunelleschi nel trattato de pictura, pubblicato nel 1436, dunque quando già questo procedimento era entrato nella prassi ordinaria delle botteghe artistiche.
Significativamente, nel prologo dell'edizione in volgare,Alberti dedica la sua opera a Brunelleschi.
Egli definisce il quadro come "un'intersezione piana della piramide visiva", intendendo con quest'ultima i raggi che partono dall'occhio dello spettatore e si congiungono con gli spigoli dell'oggetto da rappresentare. Il dipinto, dunque, è pensato come una finestra, attraverso la quale si guarda allo spazio illusorio creato dal pittore e, dato il procedimento costruttivo che presuppone la definizione di un preciso punto di vista, implica una posizione centrale dell'uomo come osservatore della realtà.

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