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Il secondo periodo fiorentino

Nel 1501 Michelangelo torna a Firenze dove scolpisce la cosiddetta Madonna di Bruges e inizia una delle sue creazioni più note, il David. Il soggetto dell’opera è tradizionalmente fiorentino; in questa statua si rende palese il significato della coscienza dell’uomo. L’impianto dell’opera è classico ma quello raffigurato non è l’uomo in assoluto, perfetto, è piuttosto l’uomo moderno del quale si evidenziano le qualità interiori. Il crescendo dell’effetto plastico, culmina nella testa. La fronte è corrugata, indicando la concentrazione intellettuale del personaggio. I muscoli del collo raccordano saldamente la testa al busto e l’ampia calotta di capelli ne sottolinea la fierezza. Rispetto al resto del corpo, le mani hanno dimensioni quasi innaturali perché sono lo strumento della ragione; una sostiene la fionda e l’altra col polso lievemente sollevato è in riposo. L’eroe è nudo perché è armato soltanto dalla propria virtù

San Matteo

Nei primi anni del Cinquecento Michelangelo lavora intensamente. Intorno al 1502 si collocano due tondi marmorei a rilievo e l’inizio del San Matteo per il Duomo di Firenze. Lo stesso San Matteo è incompiuto. In effetti nel 1505, l’artista ne interrompe l’esecuzione perché si trasferisce a Roma. Il “non-finito” michelangiolesco ha un significato preciso; il blocco sbozzato lascia solo intravedere l’immagine che l’artista viene liberando dalla materia. Nel “non-finito” si concretizza il pessimismo di Michelangelo. L’uomo ha in sé la scintilla divina, possiede il libero arbitrio, può scegliere il bene, eppure pecca. La fede nei grandi valori della ragione non esiste più. È questo senso della relatività che rende Michelangelo così moderno. Il “non-finito” toglie alla statua la perfezione del modello, essa ha dunque infinite possibilità di soluzione. Tutto questo nel San Matteo è visibile con chiarezza. L’apostolo tenta di uscire dalla materia con fatica, con sofferenza. Questa statua ci aiuta anche a capire il processo creativo e di conseguenza l’unicità del punto di vista frontale.

Il cartone per la battaglia di Cascina

Nell’agosto del 1504 Michelangelo riceve dal gonfaloniere della repubblica, Pier Soderini, l’incarico di affrescare nella Sala del Gran Consiglio in Palazzo Vecchio, la Battaglia di Cascina. La battaglia di Cascina era avvenuta nel 1364 tra Firenze e Pisa. Michelangelo disegna l’episodio in cui i soldati fiorentini si rivestono frettolosamente; la realizzazione pittorica non avrà mai inizio.

Il tondo doni

Michelangelo dipinge per le nozze di Agnolo Doni e Maddalena il Tondo Doni. L’artista incentra la composizione sul gruppo sacro conferendogli un movimento che sale a spirale: il primo piano è segnato da un muretto al di là del quale si colloca un piano ribassato. Alle spalle dei nudi si intravede un paesaggio spoglio: non uno sfondo neutro, ma un “contrappunto” che esalta l’intensa vitalità della Sacra Famiglia: il chiaroscuro e la tinta bronzea conferiscono ai loro corpi risalto. Fra le ipotesi interpretative formulate riguardo al soggetto appare convincente quella che legge i nudi come i neòfiti in attesa di ricevere il battesimo

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