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La trinità di Masaccio è considerata manifesto del rinascimento non solo per la prospettiva e per la rappresentazione dei committenti, già presente ad esempio della cappella degli Scrovegni di Giotto, ma anche per il fatto che partecipano alla crocefissione, che si ripete realmente come durante la transustanziazione di ogni messa. Entrambe i coniugi sono raffigurati della stessa altezza, anche se un gradino più in basso, con grandezze umane, misurabili e non enormi, come d’altronde è la divinità sopra a loro. La dimensione umana, se non equiparata almeno è avvicinata a dio, protesa in preghiera. La madonna, realisticamente rappresentata piuttosto anziana fa un gesto estensivo al sacrificio di Gesù. Il cristo ha una volumetria, ha una certa consistenza sia nelle spalle che nella fisionomia fortemente umana, soprattutto la raffigurazione di Dio padre supera l’eresia e le abituali simbologie: è fortemente umano e riconoscibile, sostiene atleticamente il corpo, a forza di braccia. La posizione dell’uomo è ribadita e innalzata dalla somiglianza della figura di Maria a quella della sconosciuta signora.

La prima fase del ‘400 è fatta da artisti che si aiutavano fra loro: probabilmente l’apparato del crocefisso di Masaccio era fatto da Brunelleschi. Come vedremo anche nel crocefisso di S. Spirito di Michelangelo, dove tutti i particolari anatomici saranno denudati senza esitazioni, Il corpo non è stilizzato, ma è tutto studiato, giovane e sofferto, ha aspetto di un effettivo morto. Probabilmente la raffigurazione fedele deriva da un’osservazione di un cadavere, che si evince dal rilassamento dei muscoli ben pronunciati. L’osservazione della realtà non ha risvolti solo tecnici ma anche simbolico-religiosi: il figlio di Dio sta soffrendo il dolore più vergognosi.

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