pexolo di pexolo
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Trinità

A Santa Maria Novella, oltre ai magnifici affreschi della Cappella Brancacci, è contenuto un modernissimo affresco della Trinità, realizzata da Masaccio intorno al 1427. Ma c’è qualcosa di nuovo e sconcertante proprio nella rappresentazione del tema sacro: Masaccio raffigura infatti una «sacra rappresentazione» della Trinità, una «messa in scena» della Trinità. Infatti, oltre all’eleganza dell’interno architettonico ideato da Masaccio come una finta cappella trompe-l’oeil, si nota subito un elemento anomalo rispetto al soggetto teologico: il Padre eterno, nell’atto di sorreggere le braccia del Figlio disteso sulla Croce, viene raffigurato «in piedi» sopra un palco di legno. Questo può significare un’unica cosa: la figura del Padre non è il Padre, ma è l’attore-che-rappresenta-il-Padre (in senso teatrale), e che per interpretare il suo ruolo ha dovuto arrampicarsi su quella specie di palco dietro la croce per poter sovrastare il Figlio. Ne risulta così una rappresentazione «al quadrato», che allontana e secolarizza il soggetto devozionale: il vero soggetto dell’affresco diventa allora l’artificio in quanto tale e l’attenzione si sposta fatalmente sugli attori-in-quanto-attori e sulla loro privata psicologia (in quanto attori e non in quanto persone sacre).

Pubblico


Un gradino sotto alle figure della Vergine e del San Giovanni, all’esterno della cappella illusionistica, sono presenti le figure, tradizionali, dei committenti. E ancora più in basso la raffigurazione di un sepolcro con uno scheletro: un memento mori, un richiamo alla condizione morale. Ma se guardiamo attentamente notiamo subito negli sguardi dei committenti una intensità lancinante: è una coppia matura che pensa alla propria storia privata e che esprime una complicità drammatica su qualcosa di molto privato e di molto segreto. Masaccio, infatti, è così calamitato dalla personalità della coppia borghese da operare un’inversione ulteriore: non solo il vero soggetto dell’affresco è la sacra rappresentazione come tale (e non l’evento teologico), ma il vero soggetto della sacra rappresentazione è a sua volta il pubblico, la coppia di maturi borghesi e il dramma (privato, borghese) che si svolge nel linguaggio muto dei loro sguardi incrociati. Il rapporto tra il contenitore (l’apparato scenico, il pubblico) e il contenuto (la sostanza sacrale) ne esce due volte invertito: anzitutto portando in primo piano il palcoscenico e poi facendo salire sulla scena il pubblico, che diventa protagonista.

Secolarizzazione


Con l’affresco di Santa Maria Novella ha inizio una lunga vicenda che potremmo definire come la graduale secolarizzazione (ossia la traduzione in termini «profani») della scena sacra. Il passaggio dalla cosa all’immagine si realizza come passaggio dalla scena sacra a una scena sacra di secondo grado. Se la sacra rappresentazione come forma di teatro popolare è un’immagine in movimento, questa è l’immagine di un immagine, ossia un’immagine «estetizzata». E riducendosi a pura immagine diventerà sempre più uno specchio della realtà umana dell’artista e del suo mondo, trasposto in pittura.

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