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Masaccio

Masaccio è il fondatore, per la pittura di un nuovo linguaggio artistico. La tradizione lo vuole allievo del conterraneo Masolino di Panicale. La sua prima opera fu la Madonna, il Bambino e sant’Anna. In questa raffigurazione la Madonna con il bambino formano una piramide. Le ginocchia della vergine divergendo formano la base cubica su cui si eleva il busto e quindi il viso. L’espressione del viso scaturita dagli occhi mostra la consapevolezza della donna di ciò che sta per accadere. La Madonna è lievemente spostata rispetto all’asse centrale, e tiene avvolto in un modo affettuoso il bambino tra le braccia mentre lo offre all’adorazione dei fedeli. Sant’Anna completa la piramide . Il volto è segnato dalle ruche, simbolo di maturità, la mano protesa in avanti, posta sul piano obliquo crea la profondità dello spazio.

Il Polittico del Carmine di Pisa

Negli anni 1425-1426 Masaccio dipinge per il Carmine di Pisa un polittico. La forma, è ancora medievale, e medievale è anche il fondo in oro. La prospettiva elimina la frammentaria propria del polittico. La luce colpisce tutte le immagini con lo stesso raggio di incidenza. Una volta che, con la luce e l’ombra, i volumi sono così esattamente definiti, il fondo oro perde il significato simbolico. Riprende il tema della Madonna con Bambino, sviluppando l’umanità e la solidità delle figure. Il trono è solido nella sua struttura, uno spazio atto ad accogliere l’uomo. L’aureola di Gesù in prospettiva costituisce un’altra straordinaria novità. Nella tradizione cristiana medievale, l’aureola significa la luce della presenza divina. Il colore crea la forma, la solidità. Il significato del colore si può cogliere ancora meglio nella Crocifissione. I quattro corpi sono quello di Cristo, quello della Madonna, quello di San Giovanni e infine quello della Maddalena, disperatamente inginocchiata ai piedi della croce. Ciascuno dei personaggi vive individualmente, ma tutti sono comunque collegati tra loro.

La cappella Brancacci

Il ciclo di affreschi della Cappella Brancacci verrà completato soltanto una cinquantina di anni dopo da Filippino Lippi. Il ciclo narra Storie di san Pietro. Sulle pareti di questa piccola cappella Masolino e Masaccio hanno lavorato separatamente, ma secondo un piano di lavoro comune. Tributo e della Resurrezione di Tabita: ciascuna di esse ha un unico punto di fuga verso il quale convergono tutte le linee in profondità, ma entrambe mantengono la perfetta frontalità prospettica. Pertanto i due schemi prospettici possono addirittura sovrapporsi. Il tributo, narra l’episodio di Gesù che, giunto a Cafàrnao viene fermato da un gabelliere che gli chiede il pagamento di un pedaggio. Gesù ordina a Pietro: “Va a mare, getta l’amo e al primo pesce che prenderai aprigli la bocca: vi troverai uno statère (moneta d’oro greca). Nella raffigurazione troviamo, a sinistra Pietro inginocchiato sulla riva del lago Tiberiade , aprendo la bocca del pesce. A destra lo troviamo davanti a un porticato, simbolo delle città e paga l’esattore. Il tutto avviene in una vallata delimitata da monti alti, scalari. Fa ampio uso della prospettiva. Ogni personaggio occupa il proprio posto che è sempre coordinato rispetto a quello degli altri. Le aureole degli apostoli contribuiscono alla divisione dello spazio. L’azione si svolte in 3 momenti diversi: al centro, a sinistra e a destra: è possibile tale rappresentazione perché secondo Masaccio la ragione umana è in grado di comprendere unitariamente la narrazione. L’affresco raffigurante San Pietro che risana gli infermi con la propria ombra dimostra ancora l’umanesimo di Masaccio. Poiché il punto di fuga si trova fuori dalla scena, a destra, la strada fiorentina lascia poco spazio alle figure sospingendole in avanti. Sullo stipite d’ingresso in altro a sinistra, si trova la Cacciata dei progenitori dal Paradiso terrestre. La luce gioca un ruolo determinante. I due corpi sono disposti su una linea obliqua. Adamo, quasi trascinando dolorosamente la gamba destra, si copre il volto con le mani. Eva invece si copre non il volto ma gli attributi sessuali e grida il proprio dolore. In alto l’angelo esprime l’inesorabilità dell’ordine divino.

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