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Andrea Mantegna - Note biografiche

Andrea Mantegna si forma a Padova nella bottega di Francesco Squarcione dal 1441 al 1447, fino al momento in cui non ritiene la sua esperienza “esaurita”.
A Padova Andrea ha la possibilità di osservare le opere di Donatello e, in particolare, da lui apprende l’utilizzo della prospettiva e la passione per l'antico.
Quest’ultima in particolar modo non lo attirava per semplici motivi di studio (tipico dell’erudita), Mantegna sentiva l’esigenza di ricostruire quel mondo che gli anni del Medioevo avevano dimenticato.
La sua vita, come quella di molti altri artisti rinascimentali, è caratterizzata da numerosi viaggi: ricordiamo Ferrara dove probabilmente incontra van der Weyden (pittore fiammingo le cui figure sono caratterizzate da notevole patetismo e perizia mimetica) e Piero Della Francesca dai quali sarà decisamente influenzato.

L’amore per l’antico è di chiara comprensione nella Cappella Ovetari presso la chiesa degli Eremitani.
Nel 1448 Il'imperatrice Ovetari commissiona i lavori per la cappella che ospiterà le spoglie del marito morto.
La donna incarica due squadre di pittori: la parete sinistra e quella di fondo della cappella sarebbero spettate ad Andrea Mantegna e Nicolò Pizzolo (che fu assistente di Filippo Lippi a Padova e molto vicino a Donatello) con le storie di San Giacomo e l’Assunzione; la parete destra invece sarebbe toccata a pittori veneziani eredi della tradizione tardogotica con le Sei Storie di San Cristoforo. A causa di alcune controversie, però, Mantegna si ritrova ad essere l’unico artista incaricato di terminare l’intera commissione.
Purtroppo la cappella è stata in gran parte distrutta durante un bombardamento aereo nel 1944, ma fortunatamente alcune scene erano state precedentemente strappate dal muro.

Storie di San Giacomo. San Giacomo in giudizio

Andrea Mantegna si presenta come un notevole interprete della cultura classica ma egli decide di andare contro la regola non scritta alla quale si adattava la maggior parte degli artisti rinascimentali: l’attualizzazione. Si prenda ad esempio Donatello: le sue sculture si ispirano chiaramente al periodo classico ma non costituiscono in alcun modo un anacronismo. Da questo punto di vista Mantegna può essere considerato uno pseudo - precursore del neoclassicismo; infatti realizza un’opera ambientata al tempo dei romani (come è testimoniato dalla presenza di un arco trionfale e dagli abiti tipicamente romani) senza introdurre elementi discriminanti del proprio tempo. Ciò gli è permesso dal fatto che è chiamato a realizzare una cappella privata, dove la libertà dell’artista è maggiore rispetto alle committenze pubbliche. Alla luce di questo, un assetto prospettico così rigoroso potrebbe sembrare paradossale, ma non è così: la prospettiva è in grado di mettere in rilievo alcuni dettagli tipicamente “antichi”, rievocando in questo modo il momento storico con maggiore precisione.
Mi spingo a dire che i caratteri di “vero et vivo” che Vasari tende ad attribuire agli artisti rinascimentali come il soprannominato Donatello, siano presenti anche in quest’opera anche se in forma diversa. Mantegna infatti è in grado di fornire un quadro attuale del tempo romano che corrisponde alla verità della realtà del tempo.
Si ponga, ad esempio, l’attenzione sulla barba di San Giacomo. Nessun altro uomo la porta, proprio perché non era nella tradizione dei romani farlo. L’artista inoltre attribuisce al giudice seduto sul trono un gesto retorico con la mano destra che esprime la “pietas” (vedi Traiano). Mantegna probabilmente non è ancora in grado di dargli un significato perché ignaro della storia dell’arte, ma ne riconosce l’importanza.
Infine in alto è possibile scorgere dei festoni (simbolo funerario dei romani: vedi Ara Pacis Augustae), elemento prolettico della morte di San Giacomo. Nota che anche l’elemento escatologico è in funzione di un’iconologia classica.
Storie di San Cristoforo. San Cristoforo saettato e il trasporto del corpo decapitato del santo.
La scena è sapientemente divisa in due fasi da una colonna ionica che ha anche la funzione di mettere in comunicazione lo spazio reale con quello dipinto, anche se lo stesso paesaggio urbano conferisce continuità all’opera. La prima scena raffigura il martirio: lo sgomento dei carnefici quando le frecce non colpiscono il corpo del santo. (intervento divino salvezza – o no). La seconda scena raffigura il corpo del santo violentemente scorticato e trascinato dalla folla per la via.
Con quest’opera si assiste ad un mutamento della visione della classicità dell’artista (probabilmente dovuto all’influenza di Giovanni Bellini di cui Andrea Mantegna sposa la sorella). Non ripropone più il paesaggio tipicamente romano, ma lo rielabora, come si vede nell’architettura e, inoltre, pone particolare attenzione a quella che oggi si direbbe psicologia dei personaggi.
Mantegna fa utilizzo della prospettiva (appresa da Donatello) e introduce, come detto precedentemente elementi ionici. Prendiamo ora ad esempio la decorazione continua del fregio sullo sfondo: l’artista utilizza un solo colore per simulare la decorazione scultorea.

Pala di S. Zeno presso la chiesa di San Zeno

Gregorio Correr, abate, commissiona quest’opera. Egli è un umanista e ciò è comprensibile da alcuni riferimenti culturali all’interno dell’opera. È una pala divisa in tre sezioni da dei pilastri dipinti che conferiscono una sensazione di identità tra spazio architettonico e spazio reale (vedi Storie di San Cristoforo, Cappella Ovetari).
Nella scienza centrale: Santa Conversazione.
Sotto: tre momenti morte e resurrezione del Cristo.
Utilizza il monocromo per la realizzazione degli elementi architettonici e della loggia aperta vista dal basso per simulare la rappresentazione di sculture architettoniche.
La presenza del festone è chiaramente escatologica (vedi Storie di San Giacomo, Cappella Ovetari).

Orazione nell’orto e Crocifissione

Queste due opere testimoniano un arricchimento dei registri espressivi del pittore ma ciò che maggiormente le caratterizza è l’immersione nel paesaggio, in una natura brulla e selvaggia alla quale lo spettatore non aveva ancora assistito. Gli alberi appaiono carichi e Mantegna introduce un ulteriore elemento che conferisce veridicità alla scena: le api. Loro svolgono chiaramente una funzione escatologica ma Mantegna si avvale di questo particolare anche per coinvolgere lo spettatore non solo sul piano visivo ma anche uditorio. La prospettiva è ribassata: ciò dimostra la sensibilità del poeta nei confronti di un senso dell’inquadratura.

L’arrivo a Mantova (1460)

Sotto l’offerta di Ludovico Gonzaga, Andrea Mantegna diventa pittore di corte (Hoffmaler) a Mantova, dove rimane fino alla morte. Durante il periodo della sua permanenza, egli servirà anche i successivi membri della famiglia (Federico e Francesco). L’interesse dei Gonzaga nei confronti dell’artista è dovuto soprattutto alla fama di cui egli gode, che si riverberava sull’intera dinastia. L’artista non fu sempre in buoni rapporti con i Gonzaga, anche se non si può negare l’importanza della permanenza di Mantegna a corte, costantemente stimolato da una committenza che fondava le sue radici nell’educazione umanistica.

Morte della Vergine

Una delle prime commissioni di Mantegna a Mantova è la Cappella del Castello, oggi perduta per la maggior parte. Ricordiamo l’opera dal titolo postumo sopracitato.
Si tratta di una tempera su tavola che vede raffigurata la morte della Madonna in primo piano. Notevole è la tecnica della prospettiva: l’opera infatti è soggetta ad uno sfondamento prospettico che apre la visione su una Laguna del Mincio (esattamente di fronte al Castello di San Giorgio) e ciò contribuisce a conferire veridicità all’affresco.
La “Morte della Vergine” è infatti caratterizzata da un notevole senso “realistico” a partire dalla Madonna stessa che appare anziana e molto espressiva.
La palma è un elemento escatologico.

Decorazione della Camera Picta o Camera degli Sposi

Si tratta di una sala di rappresentanza all’interno di Castello San Giorgio. Proprio a causa della natura della sala i soggetti raffigurati dovevano essere aulici e celebrativi (esaltare le vicende della storia della famiglia). Si ponga attenzione alle lunette e alle vele triangolari del soffitto dove sono raffigurati gli emblemi della dinastia e sui medaglioni dove la mitologia classica si fa figura per simboleggiare la prevalenza delle arti liberali sulla stoltezza della civiltà. Si possono vedere inoltre ritratti di imperatori romani, come quello di Tiberio, per celebrare il valore militare dei Gonzaga (anche se era pressoché inesistente).
Incontro con Ludovico Gonzaga con il cardinale Francesco Gonzaga. L’unica cosa che valga la pena ricordare è che l’albero svolge funzione di Repoussoir (obbliga lo spettatore ad osservare non solo ciò che è in primo ma anche ciò che è in secondo piano perché parte integrante dell’opera).
La corte dei Gonzaga. Importante è ricordare l’imprescindibile gioco tra spazio reale e spazio del dipinto. La colonna gioco un ruolo fondamentale sotto questo punto di vista.
Oculo del soffitto con putti e figure femminile Di nuovo:illusione ottica. È aperto contro il cielo al quale si aggrappano dei putti.

San Sebastiano

In quest’opera il punto di vista è ribassato (sapiente utilizzo della prospettiva imparata a Padova da Donatello), e dietro al martire si apre un paesaggio profondo e riccamente dettagliato. L’attenzione si focalizza però sul corpo atletico e sinuoso di San Sebastiano (vedi Chiasmo, canone di Policleto – Bronzi di Riace – bacino), trasposizione dell’eroe classico in un tema cristiano (Il Rinascimento lo ammette!), in contrapposizione con la forza bruta degli arcieri sdentati.
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