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L'esperienza dei Macchiaioli


Nella prima metà dell’Ottocento, Firenze e la Toscana erano frequentate da intellettuali e artisti che apprezzavano il governo aperto e illuminato del granduca Leopoldo. In particolare a Firenze, al Caffè Michelangelo, i pittori discutevano delle più recenti esperienze parigine: il rifiuto dei soggetti tradizionali, il Realismo. Si formò un linguaggio pittorico basato sull’accostamento di macchie di colore fortemente contrastate fra loro: chiaro e scuro,pallido e vivace. I Macchiaioli tendevano a semplificare al massimo le forme e i dettagli definendo i loro soggetti col colore. I temi erano comuni a quelli del Realismo francese: la natura, che assumeva le caratteristiche della campagna toscana, la vita quotidiana in casa e nelle strade, i militari. Il caposcuola del movimento dei Macchiaioli fu il livornese Giovanni Fattori. Nei suoi dipinti è rappresentata la vita di tutti i giorni e la realtà così come essa si manifesta: contadini che lavorano, soldati visti non più come eroi ma come persone impegnate nei loro compiti quotidiani.

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