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La Vergine delle rocce


Un carattere importante della pittura di Leonardo è quello della linea sfumata: le linee di contorno delle sue opere sono prevalentemente sfumate. questo è evidente in particolare nelle opere della maturità, come la Vergine delle rocce. In tale opera vediamo distintamente i protagonisti, ma non possiamo vedere altrettanto distintamente i contorni di ciascuno dei soggetti rappresentati nonché dell’ambiente entro cui essi sono rappresentati, cioè una roccia dalla quale si intravede sullo sfondo, attraverso l’impiego della prospettiva aerea, uno sfondo roccioso. La luce proviene da sinistra, ma è una luce assolutamente strumentale: Leonardo la impiega non come luce diffusa, ma come luce che si indirizza solo sui quattro protagonisti, illuminando i particolare: il viso della Vergine, quello dell’angelo, il corpo di cristo e il San Giovannino. La figura si San Giovannino è una figura ricorrente nella tradizione iconografica cristiana, perché è colui che battezzando cristo da inizio all’era cristiana. La luce è appunto strumentale, perché è come se l’artista utilizzasse quattro riflettori, che indirizzano la luce sui protagonisti, che letteralmente emergono dall’oscurità della grotta nella quale sono inseriti. Protagonista assoluta di quest’opera oltre alla vergine è quindi la luce, perché Leonardo è uno dei primi pittori che sperimenta l’utilizzo della luce cercando dei forti contrasti chiaroscurali, in questo caso funzionali a distinguere il contesto nel quale le figure si collocano rispetto alla loro capacità di emergere e di prendere letteralmente vita e forma grazie alla luce. inoltre essa h anche un valore simbolico legato alla presenza di Dio, essendo comunque nell’ambito della cristianità.
La vergine ha una postura grosso modo piramidale, data dall’apertura delle braccia, che si estende fino a San Giovannino e va nella direzione del cristo. È come se tutto convergesse sulla Vergine, non solo dal punto di vista strutturale e compositivo, ma anche dal punto di vista dei significati. È un’opera che si presume sia stata commissionata dalla congrega della immacolata concezione, per cui tende a esaltare la cosiddetta dottrina immacolistica, cioè la dottrina secondo la quale la vergine rimane incinta del cristo rimanendo immacolata. È proprio per esaltare questa idea che la vergine sia stata oggetto di questa immacolata concezione che ella viene rappresentata come vera protagonista del quadro (la piramide infatti converge sul suo volto). Anche la collocazione della scena, nella quale non si definiscono un luogo e un tempo e c’è un’assenza di indicazione temporale forse rimanda all’idea che la concezione immacolata è una concezione che avviene in un tempo non definito, non preciso, prima ancora dell’esistenza dell’uomo. Il padre eterno nel suo disegno aveva previsto la nascita del figlio che avrebbe portato la sua parola. Sono queste interpretazioni date da Giulio Carlo Argan, che è uno dei più importanti storici italiani dell’arte del secondo novecento.
Altro aspetto riguarda invece la porzione inferiore, che viene descritta con un profilo roccioso strati graficamente descritto. Non è quindi un semplice suolo, ma un suolo conosciuto da chi ha indagato l’aspetto geologico della terra. C’è un’attenzione da parte di Leonardo nei confronti di quelli che apparentemente potrebbero sembrare dei dettagli, ma che sono rivelatori di una conoscenza puntuale di fenomeni diversi indagati nel corso della sua esistenza.
Altro aspetto singolare e non molto chiaro è il fatto che l’angelo rivolga lo sguardo verso l’osservatore indicando Cristo. Probabilmente c’è la volontà di catturare maggiormente l’attenzione dell’osservatore indirizzandola verso il salvatore. È una sorta di dialogo muto tra l’artista che si esprime attraverso l’opera e vuole sottolineare l’importanza di Cristo, che nascerà a seguito della concezione dell’immacolata, e l’osservatore.
Esistono due versioni di questo dipinto, una conservata a Londra e una a Parigi e sono entrambe attribuite a Leonardo, anche se non si comprende perché ne siano state realizzate due pressoché identiche.
Ultimo aspetto tipico di Leonardo è il cosiddetto sorriso leonardesco, cioè l’espressione dei volti femminili, in particolare di quelli idealizzati, come quello della vergine. Si ritiene che questo sorriso possa essere legato a una volontà di idealizzare e cristallizzare la bellezza all’interno di una sorta di espressione di serenità, e ne è una riprova il fatto che il sorriso leonardesco compare nei volti femminili idealizzati ma non nei ritratti attribuiti a Leonardo, cioè la Dama con l’ermellino e il Ritratto di dama. Il terzo ritratto di Leonardo sarebbe la Gioconda, sempre che rappresenti effettivamente la moglie di Francesco del Giocondo.
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