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Giorgione - I tre filosofi


E’ l’opera in cui maggiormente si avverte l’influenza di Leonardo (che è stato anche a Venezia) perché qui Giorgione mette in pratica ciò che Leonardo ha sperimentato con gli effetti di luce che gli permettono di costruire figure e personaggi (per questo è così interessato al rapporto luce-colore).
E’ molto enigmatica, e gli storici d’arte hanno fornito varie interpretazioni:
per alcuni rappresenta le tre età della vita, data la presenza di un giovane, un adulto e un anziano
per altri rappresenta lo sviluppo della filosofia, che va da quella medievale a quella rinascimentale
per la maggior parte rappresenta un racconto biblico: i tre magi che osservano la natura
Il ragazzo più giovane, in particolare, è rivolto verso il fico selvatico e l’edera, che simboleggiano la nascita di Cristo. La figura più anziana ha in mano una pergamena con incisa una luna, e fa intendere che sta studiando il cielo per osservare la stella che li avrebbe portati a Betlemme.
La luce è soffusa e naturale, poiché proviene direttamente dalla natura e costruisce perfettamente la plasticità delle immagini attraverso un rigoroso sfumato che si costituisce attraverso gli effetti luminosi.
L’opera è impegnata nella raffigurazione della natura. Lo sperone di roccia in primo piano è enigmatico: qualcuno ci vede una figura umana che dovrebbe essere la chiave di lettura dell’opera, tuttavia gli stessi studiosi che sostengono questa teoria non la riescono a identificare con certezza pertanto è probabile che l’opera vada letta esclusivamente attraverso il rapporto tra uomo e natura che invade lo spazio attraverso la sua luminosità.
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