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Le due Veneri di Giorgione e Tiziano


Lo stile contemplativo della Venere di Giorgione


La Venere dormiente di Giorgione risale al 1509 e venne portata a termine dal giovane Tiziano, il quale dipinse probabilmente il cuscino rosso e il paesaggio. La tela rappresenta forse il primo nudo contemplativo dell’arte occidentale. La donna è raffigurata nuda a grandezza naturale e porta il messaggio della castità e della purezza.
Il dipinto è, infatti, un dono di nozze. La dea addormentata e distesa su un prato, si offre all’osservatore inconsapevole della propria bellezza. La dea è inserita in uno splendido paesaggio: l sua figura sembra fondersi con la natura rigogliosa, ma è allo stesso tempo separata dal paesaggio retrostante e messa in rilievo da un luminoso drappo chiaro. L’opera vuole celebrare lo stretto rapporto tra uomo e natura che diventa un inno al creato.

La sensualità della Venere di Tiziano


La Venere di Urbino venne dipinta da Tiziano intorno al 1538. La posa della figura ricorda l’opera di Giorgione, ma la visione di Tiziano va oltre il mito poiché è più concreta e sensualmente moderna: la giovane donna è sveglia e sorridente e sembra ammiccare allo spettatore. La pittura di Tiziano non è contemplativa come quella del maestro, bensì robusta e naturalistica. La scena è ambientata all’interno della camera da letto di un lussuoso palazzo, di cui s’intravedono una grande sala con due fantesche vestite in costume contemporaneo e una monumentale bifora che si affaccia su un giardino. La giovane donna è raffinata, sofisticata, porta dei gioielli e i suoi capelli sono raccolti in una ricca acconciatura. La donna sembra essere consapevole della propria bellezza. Il quadro rappresenta un’allegoria della fecondità e della fedeltà coniugale. La tecnica pittorica di Tiziano è diverso rispetto a quella di Giorgione: il quadro è costruito mediante ampie zone di colore, dal drappo verde sullo sfondo, alle lenzuola candide, al rosso intenso del materasso.
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