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Lorenzo Ghiberti: il miglior interprete del gusto del suo tempo


Artista eclettico, il fiorentino Lorenzo Ghiberti (1378-1455) fu orafo, scultore, architetto e pittore di vetrate. A lui fece capo anche una delle più grandi botteghe d’arte a Firenze, in cui si formarono in tempi diversi alcuni tra i più importanti pittori e scultori del Rinascimento. Dal 1447 fino alla morte scrisse un importante volume d’arte e di ricordi autobiografici, i Commentari, in cui si trovano i primi approfonditi giudizi storico-artistici sui colleghi attivi a Firenze nella sua epoca. Pur rimanendo legato ai modi della scultura gotica, almeno nella prima parte della sua carriera, Ghiberti seppe poi aggiornarsi rapidamente sulle novità rinascimentali, diventando un punto di riferimento imprescindibile per quasi tutti i grandi nomi del suo tempo, da Donatello a Paolo Uccello.

Porta settentrionale


Ghiberti ottenne la sua prima importante commissione pubblica, la Porta settentrionale del Battistero di San Giovanni a Firenze, in seguito al concorso vinto nel 1401. Realizzata tra il 1403 e il 1424, la porta è fortemente ispirata a quella meridionale di Andrea Pisano, come dimostra la ripresa delle complesse cornici polilobate, di evidente gusto tardogotico, in cui sono inserite le scene. I ventotto rilievi rappresentano nella parte superiore episodi della Vita di Cristo tratti dal Nuovo Testamento; in quella inferiore i Padri della chiesa e gli Evangelisti. Data la lunga elaborazione, è possibile riscontrare un notevole cambiamento stilistico tra le prime formelle, ovviamente vicine a quella del concorso con il Sacrificio di Isacco e ancora gotiche per il naturalismo, il gusto decorativo e linearistico, l’allungamento delle figure, e le ultime, più mature e intrise delle novità rinascimentali. In tutte, comunque, Ghiberti dà prova della sua eccezionale bravura nella lavorazione del bronzo, nella capacità di dare morbidezza ed eleganza alle figure, nella scioltezza narrativa conferita alle scene. Originariamente destinata al lato principale del battistero, quello orientato a est che guarda verso il duomo, la porta fu poi collocata sul lato nord per cedere il posto a quello che venne ritenuto il capolavoro di Ghiberti: la Porta del Paradiso.

Flagellazione


Tra le formelle meglio riuscite per la composizione di chiara impronta classicheggiante, in Enea con le prime ricerche di Donatello, è la Flagellazione (posteriore al 1415).
Si tratta di una composizione semplice nella struttura ma efficace nella definizione del soggetto, in cui un loggiato antico fa da sfondo all’evento sacro. Le figure emergono quasi a tutto tondo nello spazio e mentre Cristo, che sembra una statua antica, è baricentro immobile della scena, gli aguzzini suggeriscono un vivace movimento di espansione ai lati. Nella simmetria della composizione e nell’assenza di una grande drammaticità si rileva tuttavia il senso di equilibrio e di moderazione (una scelta di stampo classicheggiante) che distanzia Ghiberti dalla forza espressiva di Donatello. Lo scultore dispone la scena su due soli piani, quello aggettante delle figure e quello più arretrato del loggiato, non seguendo in questo caso le indicazioni della prospettiva brunelleschiana, ma ispirandosi alle soluzioni spaziali dei rilievi scultorei romani.
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