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DONATELLO E LA FONTE BATTESIMALE DI SIENA

E' possibile definire Donatello uno scultore eclettico, in quanto si cimenta con diversi materiali, come il marmo, il bronzo, il legno, l’argilla e in ogni tecnica di scultura riuscirà a realizzare dei capolavori. Donatello, essendo figlio di contadini ed avendo vissuto in una realtà non certamente agiata, in ogni sua scultura riesce ad infondere un realismo che guarda più al quotidiano che alla proporzione e alle regole tipiche della scultura classica, infatti in una delle sue prime opere, un crocifisso in legno, egli fu criticato dal Brunelleschi che gli rimproverò di aver crocifisso un contadino e, per dimostrargli come doveva essere scolpito Cristo in croce secondo i canoni classici, ne scolpì anche egli uno. Donatello introduce nell’arte un elemento di novità che i critici hanno definito una risposta alla prospettiva brunelleschiana: lo schiacciato o, in dialetto fiorentino, lo stiacciato. All’epoca in cui Donatello inizia a scolpire i propri rilievi vi erano due tipologie di rilievo: l’altorilievo, in cui le figure sporgevano rispetto al piano, una forma artistica molto bella, ma caratterizzata dalla fragilità e il bassorilievo, in cui non vi era il problema della fragilità, ma le figure, non sporgendo molto, non rendevano l’idea sino in fondo della terza dimensione.

Per rendere l'idea della terza dimensione, Donatello avrebbe dovuto usare dei rilievi molto alti, come quelli scolpiti nell’altare di Pergamo ma, poiché ciò non era possibile, inventa lo schiacciato. Lo schiacciato è tecnicamente un bassorilievo, ma alla vista dello spettatore esso sembra un alto rilievo, quindi è solido come un basso rilievo, ma rende anche perfettamente la terza dimensione. Grazie al rapporto tra luci ed ombre il rilievo sembra sia un alto che un basso rilievo e Donatello, grazie a questa sua nuova tecnica produce più ombra del necessario, rendendo l'idea della terza dimensione su un piano bidimensionale.
Egli utilizza lo schiacciato sia in rilievi giovanili che in quelli del periodo della sua maturità: il più bello tra questi rilievi è sicuramente quello del banchetto di Erode, scolpito nella fonte battesimale del battistero di Siena, un lavoro in cui erano stati incaricati diversi artisti come Jacopo della Quercia, Ghiberti e lo stesso Donatello. Nella fonte battesimale, che era la parte più importante di tutto il battistero, erano di solito raffigurati episodi della vita di San Giovanni Evangelista: l’episodio qui raffigurato corrisponde alla condanna a morte di San Giovanni. Erode aveva una moglie, chiamata Erodiade, che aveva avuto da un precedente matrimonio con il fratello di Erode una figlia di nome Solomè, di cui Erode si era invaghito.
La moglie di Erode aveva già chiesto più volte al suo nuovo marito la testa di San Giovanni, che allora era rinchiuso nelle carceri, ma non era mai riuscita a convincere il marito, spaventato dalle profezie di San Giovanni. Durante un banchetto dato da Erode, poiché egli era preso dalla frenesia dei balli ed aveva bevuto più del dovuto, egli dice a Solomè che avrebbe fatto qualunque cosa ella avesse desiderato: quest’ultima chiede la testa di San Giovanni, che viene presentata ad Erode su un piatto d’argento. Nel primo piano del rilievo si trova una tavola e si può osservare il volto di Erode che, inorridito, osserva la testa di San Giovanni e alcune persone che si ritraggono a quella vista; si trova qui anche un efficace gioco di luce, in quanto Donatello scava un solco abbastanza profondo sotto il tavolo, creando una notevole profondità spaziale grazie ad altri solchi rientranti e provvede anche a scolpire il pavimento in prospettiva per far vedere la terza dimensione.
Egli si serve anche del disegno prospettico per descrivere la storia non solo nello spazio, ma anche nel tempo: egli, infatti, suddivide la scena in tre scene minori che sono suddivise tra di loro per mezzo di arcate e grazie a questo stratagemma è possibile osservare gli antefatti della vicenda. Al centro si osserva un uomo che suona, persone che ballano e ci si trova nel secondo tempo della storia: il banchetto che Erode decide di servire. Nell’ultima scena a sinistra si osserva un servo che reca in mano la testa di San Giovanni e ci si torva nel primo tempo della storia: Donatello dà così vita ad una spazialità prospettica, facendo una cosa mai attuata nel Medioevo in quanto solitamente i tempi erano raffigurati in successione 1,2,3 mentre in Donatello in prospettiva abbiamo 2,1,3, il che è una licenza artistica. Il tempo assume in Donatello una funzione circolare.

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