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Jacques-Louis David, La morte di Marat

A un fatto storico è dedicato il quadro più compiuto e commosso del pittore: l'uccisione di Marat, pugnalato il 13 luglio del 1793 da Carlotta Cordey, la quale lo ritenne responsabile della sconfitta dei girondini e degli eccessi della guerra civile. Il titolo scritto sul tavolinetto, in basso, a lettere maiuscole, ha un significato preciso: A Marat. David, non la morte di Marat come è più noto. Perchè David non presenta l'azione omicida, ma le sue conseguenze; non narra un fatto; invita ad una meditazione sul sacrificio di chi è stato uomo superiore fino al momento supremo. Marat giace riverso nella vasca da bagno, dove era costretto a passare gran parte della giornata per curare con l'acqua calda una grave affezione cutanea, contratta nascondendosi in luoghi malsani perchè perseguitato dai nemici della Rivoluzione. Ciò esprime la forza morale dell'uomo, che, superando la sofferenza fisica, prosegue la sua opera a favore del popolo. Nella mano destra tiene ancora la penna, nella sinistra la supplica, mediante la quale, l'assassina si è presentata. Il foglio è parzialmente macchiato di sangue che intride il lenzuolo dentro la vasca. L'alto senso drammatico, il silenzio che segue l'azione, l'ineluttabilità dell'accaduto, sono raggiunti dal David con la massima semplificazione compositiva. Non vi è ambientazione scenica; solo pochi elementi essenziali: la vasca con l'ucciso, il lenzuolo, il panno verde, il tavolo, il calamaio, una penna, un foglio e in basso a sinistra l'arma omicida: il coltello insanguinato.

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