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La Cupola di Santa Maria del Fiore

Nel 1418 fu bandito un concorso per completare il Duomo di Firenze. La costruzione della nuova chiesa che avrebbe dovuto sostituire l’antica, piccola Cattedrale di Santa Reparata, era iniziata nel 1296 sotto la guida di Arnolfo di Cambio, ma i lavori si erano interrotti nel 1302 in seguito alla morte dell’architetto. Erano poi ripresi solo nel 1367, con la realizzazione di una tribuna ottagonale trilobata -la cui forma richiama il giglio, fiore araldico di Firenze -e dei piloni che dovevano reggere il tamburo e la cupola: la forma di quest’ ultima era già concepita in termini molto simili a quelli attuali. Tuttavia le dimensioni colossali (quasi 46 metri di diametro) e i conseguenti problemi economici e tecnici (come il peso della cupola e le conseguenti spinte laterali, che rischiavano di farla crollare) ne avevano bloccato nuovamente la costruzione. Un’ulteriore difficoltà era data dall’impossibilità di erigere impalcature da terra, perché la quantità di legna necessaria era enorme e il suo peso complessivo sarebbe stato eccessivo.
II concorso venne vinto da Brunelleschi, in collaborazione con Ghiberti. Il progetto brunelleschiano riusciva a risolvere il problema della copertura di un'ampiezza così notevole ma anche quello delle impalcature, immaginate come impalcature di tipo aereo, che si innestavano a mano a mano nella cupola stessa senza necessitare di un appoggio da terra.
I lavori iniziarono nel 1420 e nel 1436 arrivarono alla sommità: nello stesso anno la cattedrale fu consacrata da papa Eugenio IV (la vecchia struttura di Santa Reparata era stata ormai demolita). Mancavano solo due elementi: la lanterna, progettata da Brunelleschi ma ultimata solo nel 1468 (elemento fondamentale anche perché con il suo peso contrasta le spinte laterali delle pareti, “schiacciando" per così dire la cupola): le tribune morte, quattro piccole absidi con nicchie e tetto semicircolari, poste esternamente al tamburo ai lati delle tre grandi absidi del duomo, commissionate a Brunelleschi nel 1439 ma realizzate solo dopo la sua morte. La volta interna della cupola fu affrescata tra il 1572 e il 1579 da Giorgio Vasari e Federico Zuccari con il Giudizio universale, per quanto Brunelleschi avesse previsto una decorazione a mosaico ispirata a quella del vicino Battistero di San Giovanni.
La cupola è la prima grandiosa opera del Rinascimento. L’ampiezza delle sue dimensioni e il suo forte impatto visivo, che avrebbe cambiato per sempre il panorama di Firenze, la resero subito un simbolo della città, tanto che Leon Battista Alberti la descrisse così: «erta sopra i cieli, ampia da coprire con la sua ombra tutti è popoli toscani» (con un’allusione ai progetti di dominio dei Medici). Il progetto si deve completamente a Brunelleschi, mentre Ghilberti, inserito in qualità di consulente e supervisore (era a capo di una potente bottega), venne presto allontanato dal cantiere perché giudicato inadeguato. Brunelleschi propose una soluzione rivoluzionaria dal punto di vista tecnico, ma esteticamente semplice e in continuità stilistica con il resto della costruzione, dando vita a una cupola apparentemente gotica (cioè a sesto acuto), costruita in realtà con proporzioni classiche. La struttura è divisa in otto vele da otto costoloni esterni che si rastremano verso l’alto accentuando la curvatura nella parte finale. Si tratta di una magnifica intuizione dell’architetto: le nervature sembrano infatti chiudere la sommità della cupola trattenendone l’espansione, in un gioco di forze contrarie che rende l’insieme dinamico e ne allontana la forma dalla consueta ogiva gotica. Proprio per evidenziare il compito strutturale dei costoloni, Brunelleschi ne sottolinea la presenza con il colore bianco, creando un contrasto con il rosso caldo delle tegole in cotto che diviene incantevole alla luce del sole.
La cupola è realizzata con un doppio involucro, costituito da due calotte separate da un’intercapedine progressivamente più larga, una soluzione derivata dalle cupole dei battisteri di Firenze e Pisa.
A livello simbolico, anche per volere dell’Opera del Duomo, venne mantenuta la misura dell’altezza già impostata da Arnolfo di Cambio e corrispondente a 144 braccia: in questo modo l’edificio rimanda alla Gerusalemme celeste, ossia il regno dei cieli descritto nell'Apocalisse, la cui estensione era definita pari a 144 cubiti. Per la sua forma di corona, inoltre, la cupola richiama l’incoronazione della Vergine, alla quale il duomo è dedicato. La sua assoluta preponderanza rispetto al corpo della chiesa, infine, ne fa un elemento monumentale a sé stante, che già nelle intenzioni di Brunelleschi doveva risaltare come una sorta di sacrario stagliato nel cielo e nella luce, emblema di Firenze e simbolo della protezione della Madonna sulla città.
Brunelleschi fu sempre presente sul cantiere e ne seguì con competenza tutte le fasi, dal controllo della qualità dei materiali alla spiegazione concreta del progetto ai lavoranti tramite disegni tracciati sul terreno e modellini in cera o persino intagliati nelle rape. Data la mole dell’opera, egli non potè prevedere esattamente tutte le misure, ma riuscì a risolvere brillantemente gli scarti costruttivi nel momento stesso in cui si presentavano.
Proprio le sue capacità gestionali, oltre alle innovative soluzioni tecniche, ne fanno un architetto moderno.
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