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La città ideale


In molti trattati del Quattrocento, in talune realizzazioni figurative e persino in qualche concreta messa in opera si affaccia il tema della “città ideale”: un modello di razionalizzazione urbana fondato sulla definizione di una pianta cittadina rigorosamente geometrica e concepita sulla base di un preciso ordine razionale. Nella concezione di un modello urbanistico ideale si riflette un ideale umano fondato sulla convivenza: all’ordine dello spazio corrisponde l’ordine della società.
Il tema è affrontato dai maggiori trattatisti, architetti e pittori dell’epoca: da Leon Battista Alberti, all’architetto Luciano Laurana (1420- 79), che a Urbino lavorò alla trasformazione del Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro. Significativamente, sulle tarsie stesse di una porta del Palazzo Ducale di Urbino si trova rappresentato uno scorcio di “città ideale”. Inoltre la rappresentazione della “città ideale” divenne, in ambito pittorico, anche un campo di sperimentazione della prospettiva in assenza di figure viventi.
È importante ricordare che l’utopia delle “città ideali” non era svincolata da un reale progetto per la vita concreta delle società umane e dalla visione in prospettiva di un futuro possibile. Un esperimento di realizzazione di questo progetto, precorrendo il pensiero urbanistico rinascimentale, venne tentato dall’umanista senese Enea Silvio Piccolomini (1405-64), divenuto papa nel 1458 con il nome di Pio II. Tra i suoi maggiori contributi alla cultura del tempo va certamente annoverata la progettazione ed edificazione ex novo della città di Pienza: un modello di città ideale.
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