Video appunto: Carracci, Annibale - Mangiafagioli

Mangiafagioli



La tela, custodita nella Galleria Colonna, a Roma, è stata dipinta da Annibale Carracci fra il 1583 e il 1584.
Il soggetto è tratto dagli ambienti più umili della società e per questo molto moderno. Viene definito un quadro di genere perché rappresenta i costumi e le tradizioni del popolo.
Infatti, il protagonista è un contadino seduto ad un tavolo imbandito di povere cose; egli sta mangiando un’abbondante razione di fagioli, unico suo cibo giornaliero insieme a qualche cipolla e a del pane. Esso viene colto nel momento in cui solleva il cucchiaio pieno di fagioli e lo sta avvicinando voracemente alla bocca, con tanta foga che del liquido sgocciola. Con la mano sinistra, copre un pezzo di pagnotta con cui accompagna il suo magro pranzo. Sul tavolo il cibo e gli utensili sono disposti con un certo ordine: sulla tovaglia bianca si distingue la ciotola da cui l’uomo mangia, un mazzo di cipollotti, un piatto con della focaccia tagliata a pezzi ed un coltello. A sinistra un bicchiere con del vino, posto accanto ad una caraffa di ceramica, in una posizione scomoda e inconsueta per qualcuno che sta mangiando. L’uomo indossa una camicia chiara con sopra un gilet piuttosto pesante. La luce proviene da una piccola finestra, a destra e comunque dall’esterno, vista l’ombra degli oggetti proiettata sul tavolo; i colori riprendono tutti le diverse tonalità del marrone, per cui dal punto di vista cromatico, la scena appare molto equilibrata. Alcuni critici sono soliti mettere a confronto questa tela con altri che rappresentano scene quotidiane con personaggi di classi sociali più basse. Occorre però sottolineare una differenza: nel Mangiafagioli si nota molto più naturalismo e il protagonista è come se fosse sorpreso dall’osservatore, mentre negli altri dipinti, i protagonisti posano consapevolmente e mettono in mostra volutamente la loro postura, a volte in modo perfino sfacciato.

Il piano del tavolo è posto in modo orizzontale di fronte allo spettatore, perfettamente parallelo al bordo inferiore della tela. Il senso prospettico è dato dal lato più corto del tavolo e dalla fuga della finestra con la sua inferriata, costituita da sbarre di legno che si incrociano.
L’ambientazione scenica è quasi inesistente; dalla mancanza di decorazioni, si può ragionevolmente supporre che si tratti di una taverna.
È un dipinto di alto valore che si esprime al di fuori dei cànoni imposti dalla pittura ufficiale, destinata ad ambienti pubblici e finalizzata alla dimostrazione di tesi religiose o a mostrare la grandezza ed il lusso di personaggi politici in vista. Pur nell’intenzione di rappresentare la realtà in tutti i dettagli, siamo molto distanti dalla ricerca minuziosa ed eccessiva dei particolari come avviene nei pittori fiamminghi: nella tela, sembra quasi di capire come l’autore partecipi affettivamente alle condizioni del pover’uomo raffigurato.