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Giovan Francesco Caroto - Fanciullo con disegno


Fino al Novecento la produzione grafica dei bambini non venne mai avvicinata, se non per antitesi, al mondo dell'arte, in quanto per natura priva di costruzione, geometrica o razionale, e di tecnica pittorica. Ciò valeva in particolare per la conoscenza delle regole prospettiche, che consentivano all'artista di riprodurre tridimensionalmente il reale in maniera credibile. Da questo punto di vista, la tavola cinquecentesca del pittore veronese Giovan Francesco Caroto, Fanciullo con disegno, costituisce una sorta di unicum nella storia dell'arte prenovecentesca, in quanto per la prima volta in un quadro trova posto un disegno infantile. Rivolgendosi verso lo spettatore con soddisfazione e orgoglio, un fanciullo sorridente mostra, infatti, un suo piccolo disegno raffigurante una figura umana, forse il proprio autoritratto. Il quadro viene così a mostrare due ritratti: quello del fanciullo, con il volto luminoso e dagli occhi vivaci, e quello della figura umana, resa con rettangoli, cerchi e piccoli tratti lineari. Non c'è dubbio che l'estetica rinascimentale, forte della conquista prospettica, confrontando i due ritratti avrebbe bollato come non artistico il disegno infantile, considerandolo uno scarabocchio privo di valore e offrendo la palma della vittoria al colto pittore, istruito sulle regole delle proporzioni e sul modo migliore di usare il colore.

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