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Michelangelo Merisi: il Caravaggio


Genio dell’arte con un ruolo fondamentale, artista particolare e atipico, lavora a Roma ma di formazione Lombarda. La Lombardia e la sua cultura milanese è stata poi fondamentale per trasformare la pittura romana stessa: in Caravaggio si vede un innovatore, la cui novità si correla alla sua cultura. Inserisce la sua voglia di raccontare ciò che lo circonda, rendere con il realismo e naturalismo ogni particolare. Anche il colore è diverso: gioca con la luce, l’esasperazione ed esaltazione dei personaggi tramite luci ed ombre. La luce stessa ha una doppia valenza:
- è una luce che può servire per rimuovere i protagonisti dall’oscurità, dare tridimensionalità ed evidenziare, raccontando la storia. Diventano protagonisti dell’opera
- teofanica, una luce fortemente collegata al divino (Vocazione di San Matteo)
La religiosità è matrice delle sue opere, poiché è molto credente.
Quando lascia Milano, la bottega di Simone Peterzano, arriva alla bottega del Cavalier D’Arpino (Giuseppe Cesari), poco conosciuto ad oggi, ma il punto di riferimento della chiesa del periodo. Entrando nella sua bottega, anche se è stato lui sfruttato poiché Cesari aveva capito le sue capacità, viene messo in contatto con grandi figure, tra cui il cardinal del Monte che, vedendo le sue nature morte, se ne appassiona.
Le nature morte sono importanti per il Caravaggio: già proposte dai fiamminghi, che lavoravano nel nord Italia, erano molto amate dai pittori veneti (Peterzano proviene dalla scuola veneta). Il Caravaggio inserisce personaggi realistici con le nature morte: importanti il bacchino malato e il ragazzo con il canestro di frutta. L’autore inserisce dunque la figura umana, per lui fondamentale e alla base di ogni racconto, in opere che di per sé la escludono.
La canestra di frutta ha solo la natura morta, ma non è una semplice canestra: rappresenta allegoricamente la contrapposizione tra la vita terrena e quella divina. Frutta rigogliosa si affianca a della frutta marcia, posta in bilico: è la precarietà della vita. Lo sfondo è chiaro, dorato con rimandi bizantini (prima natura morta con uno sfondo chiaro, è l’unica a trovarsi ancora dove è stata posta: nella pinacoteca ambrosiana, regalata a Borromeo dal Cardinal del Monte).
Per lui il paesaggio è poco importante, poche volte lo rappresenta (Riposo durante la fuga in Egitto). La ‘’fuga’’ rimanda anche alla seconda parte della sua vita.
Il Caravaggio racconta la storia in modo molto emotivo e particolare: tematica molto frequente, lui la rivede in modo originale. Il paesaggio non è realistico poiché non è arido come i luoghi orientali attraversati, ma è un paesaggio, quello delle sponde dell’Adda, che lui conosce dall’infanzia, di cui lui è malinconico nel 95-96. Inserisce dunque un suo ricordo, confrontato in modo parallelo con la fuga in egitto: lui scappa dalla Lombardia per trovare un percorso artistico, così come la famiglia scappa in Egitto.
I personaggi sono realistici: la Madonna, Anna Bianchini, si ripresenta anche nella maternità siciliana trafugata; l’anziano Giuseppe è spesso usato dall’autore, e il ragazzo che rappresenta l’angelo è un ragazzo di strada. È un angelo che, nonostante sia malinconico e emotivo, è anche malizioso, carattere tipicamente caravaggesco: l’angelo è nudo, di fronte a San Giuseppe che da le spalle all’osservatore, coperto dietro da un telo. Si mette in luce l’ingenuità della committenza, che non coglieva ma criticava delle scelte stilistiche che lui farà successivamente (San Matteo).
La prima grande committenza è la Cappella Cantarelli in San Luigi dei Francesi. Doveva essere completata vent’anni prima, poiché la famiglia aveva chiesto al Cavalier D’Arpino di arredarla con delle opere, ma questo aveva rimandato, realizzando un’opera posta sul soffitto ed usata per la luce di Caravaggio (Matteo che salva il figlio del re d’Etiopia). Mentre Caravaggio abita alla casa del Cardinal Del Monte, questo gli suggerisce di farle realizzare da lui. In un paio di anni lui realizza ben tre capolavori riguardanti San Matteo:
- La vocazione di San Matteo: innovativa a livello stilistico, si ha un’immagine che mette dubbio. Non si sa se sia interno o esterno, passato o presente. Il modo così emblematico e teatrale di rappresentare è ciò che succede nel barocco: lui è punto di riferimento per la corrente artistcica successiva, pur non appartenendovi. La vita di San Matteo, da gabelliere e giocatore di azzardo, cambia completamente. È spaventato, vede la figura di dio che si rivolge verso di lui con un gesto simile alla creazione di Adamo, in cui Dio concede la vita all’uomo, Gesù allo stesso modo gli da la possibilità d ricominciare una nuova vita. La figura di Cristo venne inserita successivamente perché troppo moderna: era la luce la protagonista, che illuminava con significato teofanico il protagonista Matteo, togliendo l’oscurità pesante del resto dell’opera. Non c’era la voglia del committente di accettare quest’opera così lontana dalla tradizione, così l’autore inserisce Gesù e San Pietro a piedi nudi, vestiti come al loro periodo (tradizione a destra, innovazione a sinistra, dicotomia della rappresentazione). San Matteo è molto simile a Enrico IV: essendo re francese, così come Francese era Mathieu Cointrel, Caravaggio lo omaggia.
Il volto di cristo è un volto bello, perfetto, atipico per Caravaggio rappresentarlo così, perché si allontana dalla realtà, ma serve per illuminare così come la luce.
Nel quadro del Cavalier D’Arpino c’è una luce che taglia obliquamente colpendo il protagonista, ma ha un’origine e proviene dall’esterno, dunque la situazione avviene di giorno, in un luogo chiuso, si spalanca una porta e entra la luce. Tutto è giustificato, nulla si lascia lal fantasia o alla libera interpretazione.
- San Matteo e l’angelo:
- Nella prima versione, andata distrutta, san Matteo era rude, popolano e apparentemente analfabeta, vedeva la sua mano essere guidata sul foglio come se non sapesse scrivere dall’angelo stesso.
o Nella seconda versione: l’angelo non tocca il santo, plana e indica con le mani ciò che deve fare. In questo modo appare come un saggio. Mentre nel primo San Matteo si lascia andare ad un volto etereo, biondo e poco ‘’caravaggesco’’, nella seconda versione, accettata, lo rappresenta come un ragazzo di strada. È riccio e arruffato, con le ali di un rapace quasi.
I colori sono circa gli stessi: rosso, bianco, sfondo scuro. Sono i suoi colori preferiti, e il rosso è il telo dal lui posseduto nella sua soffitta, in cui si rinchiude per realizzare le tre opere del ciclo di San Matteo.
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