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Santa Caterina d’Alessandria


L’opera, a cui Caravaggio ha lavorato fra il 1598 e il 1599 circa, segna il passaggio fra la produzione artistica di genere e la realizzazione delle pale di altare che hanno arricchito varie chiese romane. Le figure, come in questo caso, emergono dal fondo, di solito molto scuro per essere modellate dalla luce mentre i vari oggetti, che spesso hanno un significato allegorico, sono dipinti con estremo naturalismo.
La santa, inginocchiata su di un cuscino rosso, veste un abito di broccato ed un corpetto molto elegante sia nella fantasia che nei colori e contrasta nettamente con il concetto del martirio. Da sottolineare che nella ruota, spezzata perché per miracolo divino si ruppe, durante la tortura, sono ben visibili le venature del legno.

Figlia di un re egiziano, la ragazza essendosi convertita alla religione cristiana, oppose un netto rifiuto al matrimonio combinato con l’imperatore romano Massenzio e fu costretta a difendere la sua posizione di fronte a cinquanta filosofi e scienziati, riuscendo a convertili tutti alla sua fede. Allora, fu imprigionata con l’intento di lasciarla morire di fame, ma fu nutrita, per miracolo, da una colomba. Condannata al supplizio della ruota, anche questa volta fu salvata per miracolo divino e alla fine fu decapitata.
La santa non tiene gli occhi alzati verso il cielo come avviene sempre nelle iconografie tradizionali dei santi. Essa dimostra di essere una donna reale che rivolge il suo sguardo penetrante verso lo spettatore. Conosciamo l’identità della modella che ritroviamo in altre due tele: Conversione di Maddalena e Giuditta e Oloferne. Si tratta di Fillide Melandroni, una prostituta che viveva nello stesso quartiere romano di Campo Marzio, in mezzo a bettole malfamate e sordide locande, abituata a prostituirsi fin da bambina (nella tela ha 16 anni). Dal suo sguardo, l’osservatore riesce a capire che la ragazza è consapevole di quello che le succederà, ma lascia sfuggire anche un po’ di paura. Potremmo accostarla allo stesso Caravaggio perché entrambi hanno conosciuto da vicino la difficoltà di vivere. Negli altri due quadri, Caravaggio dipinge sempre lo stesso viso, gli stessi capelli fulvi, il naso è sempre dritto e le labbra sensuali; perfino il costume indossato è molto simile Essa incarna tre aspetti di Santa Caterina: la regalità, il martirio e la santità. La regalità ci è data dal cuscino rosso damascato e dalla ricchezza dell’abito, il concetto di martirio è collegato alla ruota, alla spada dalla punta insanguinata e dalla palma, la santità è richiamata dall’ aureola. Per quest’ultimo aspetto occorre notare che il pittore introduce una novità: inserisce un filo di aureola intorno al capo della donna, che invece fino ad allora era riservata alla Vergine. Alcuni studiosi ritengono, alla luce della storia di Santa Caterina che la tela costituisca un’allusione alla personificazione della vera scienza, cioè della filosofia. Se fosse così, ci troveremmo di fronte ad un Caravaggio che prende una posizione netta nei Confronti della Controriforma, imperante in quegli anni. Infatti, la Controriforma condannava il valore allegorico dato eventualmente ad una rappresentazione di santi, i quali dovevano sempre essere dipinti secondo i canoni tradizionali dell’iconografia cattolica.
La tela è esposta al museo Thyssen-Bormemisza di Madrid.
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