• Morte della Vergine (al Louvre): commissionata dai Carmelitani Scalzi, poi rifiutata perché ritenuta irrispettosa della figura della Vergine. Come sempre Caravaggio è anticonformista e rompe gli schemi tradizionali immettendo la sacralità nella realtà. Si raffigura la Madonna subito dopo la morte, con Maddalena e gli Apostoli intorno disperati. Di scandaloso è proprio la Vergine, perché si dice che Caravaggio abbia utilizzato come modello il cadavere di una prostituta affogata nel Tevere. Il corpo di Maria è già irrigidito e si trova su una panca di legno. Il ventre è innaturalmente gonfio (per via dell’annegamento) e assume il significato di perenne scrigno della grazia divina. La morte è in una dimensione umanissima e quotidiana. Sia la Maddalena (che piange in primo piano su una sedia) sia gli Apostoli, addolorati, non hanno niente di diverso dagli umani quando hanno a che fare con il dolore per la morte di una persona cara. Vi è una profondissima religiosità: Caravaggio cerca di portare Dio fra gli uomini (e non viceversa). Anche qui l’atmosfera è cupa e spoglia. Sull’ancora bello cadavere di Maria vi è un pesante drappo rosso (che indica sangue e violenza). Secondo una prospettiva centrale l’opera è asimmetrica: le linee ideali vanno dalle gambe della Maddalena ai piedi e poi al capo della Vergine per poi arrivare alle teste degli Apostoli.

La luce proviene dal retro, forse una finestra, e illumina obliquamente dall’alto a destra al basso. La luce rappresenta la grazia divina. È per questo che illumina con più fermezza i volti dei soggetti e meno le vesti. Il risultato è di grandiosa spettacolarità. Il palcoscenico di Caravaggio non è un teatro (finito), ma la vita, dove in silenzio si consumano il dolore e la sofferenza umani.

•Davide con la testa di Golia è un dipinto ad olio su tela di cm 125 x 100 realizzato tra il 1609 ed il 1610 dal pittore italiano Michelangelo Merisi da Caravaggio.
È conservato nella Galleria Borghese di Roma.
Gli ultimi mesi di vita Caravaggio li passa a Napoli, dove l'artista si è trasferito nella speranza che gli venga presto accordata la grazia. Il David con la testa di Golia viene dipinto forse alla fine del 1609, e accluso alla domanda di grazia che Caravaggio invia al cardinale [Scipione Borghese, il potente nipote di papa Paolo V]. E a riprova dell'estremo atto di contrizione formulato dall'artista, sulla lama che il giovane stringe in pugno si leggono le lettere "H-AS OS", sigla che riassume il motto agostiniano "Humilitas Occidit Superbiam" (l'umiltà uccise la superbia).
È un quadro assai più violento e sconvolgente della versione di Vienna, generalmente datata 1606-1607, dove David incarna la fredda virtù che trionfa sui malvagi. Qui, invece, il giovane ha una espressione di umana compassione dipinta sul volto, e contempla la testa urlante di Golia senza baldanza.

È noto che già i biografi seicenteschi individuano nella fisionomia del gigante sconfitto un autoritratto di Caravaggio, fatto questo che ha fornito lo spunto a numerose letture del quadro in chiave psicoanalitica. Il confronto con gli altri supposti autoritratti dell'artista sembrerebbe avvalorare questa ipotesi. Rispetto all'uomo che contempla malinconico il Martirio di san Matteo, Caravaggio appare ora invecchiato e stanco, con pesanti segni sotto gli occhi e la fronte percorsa da rughe. Secondo una recente interpretazione di Sergio Rossi ("Arte come fatica di mente", Lithos editrice, Roma 2012, pp. 110 e ss.) il dipinto sarebbe in realtà un doppio autoritratto, anzi più precisamente una doppia autoidentificazione: il Merisi si rappresenta cioè sia nei panni di Golia che in quelli di David, sorta di immagine idealizzata del pittore adolescente. Lo confermano i confronti tra questa figura, il "Bacchino malato" della Galleria Borghese di Roma e l'uomo raffigurato tra la folla del "Martirio di S. Matteo" in S. Luigi dei Francesi. In sostanza, secondo questa interpretazione, il David-Caravaggio non ancora toccato dal peccato uccide il Golia-Caravaggio ormai peccatore incallito secondo un'ottica espiativa che ben si accorda con il carattere del dipinto, molto probabilmente inviato a Roma al cardinale Scipione Borghese a supporto della domanda di grazia che, paradosso dei paradossi, raggiungerà in effetti Caravaggio proprio insieme alla morte. Tale interpretazione viene formulata anni prima da Giuseppe Resca nel saggio "La spada e la Misericordia"
Il buio che inghiotte la spalla di David ha la profondità delle tenebre dell'inferno, a stento rischiarate dalla luce della grazia che colpisce violentemente i tratti stravolti di Golia. Alla metà di luglio del 1610 Caravaggio si imbarca su una feluca che lo depositerà a Porto Ercole, ultima tappa delle sue tormentate peregrinazioni.

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