Video appunto: Caravaggio - Giuditta e Oloferne

Giuditta e Oloferne



Il tema della decapitazione di Oloferne era uno dei prediletti della pittura del XVII secolo ed anche Caravaggio lo affronta, ma con estrema freddezza, a tal punto da ottenere risultati quasi scultorei. Dipingere episodi tratti dai libri sacri o comunque dell’antichità, era un mezzo per ottenere delle commissioni pubbliche e quindi per affermarsi poiché così si dimostrava di essere in grado di affrontare i più alti gradi della gerarchia pittorica.

La tela fa parte di un gruppo di opere dal carattere drammatico e il tema compare nelle opere di Caravaggio in modo quasi ossessivo ed assume una connotazione autobiografica poiché nel 1606, il pittore viene condannato all’esecuzione capitale per aver ucciso un uomo in una futile rissa.

I personaggi rappresentati sono tre: Oloferne appena decapitato, a sinistra dello spettatore, Giuditta con la schiava Abra che occupano entrambe il lato sinistro della tela. La scena si focalizza soprattutto sullo sguardo molto intenso della giovane donna il cui atteggiamento pur essendo distaccato, evidenza la consapevolezza di aver compiuto un gesto cruento. Da notare anche la tensione fisica fornita dalla donna nel compiere un simile gesto. Da queste osservazioni si può dedurre che Giuditta compie la decapitazione con una certa riluttanza ed in modo diverso dalle eroine tradizionale. La posizione che essa tiene per tagliare la testa ad Oloferne non è affatto reale: ha le braccia troppo tese e quindi non riesce ad imprimere la forza necessaria: questo è un ulteriore indizio che lascia intuire come essa si “rifiuti” di compiere un gesto simile che, nonostante tutto, riesce.
La fonte di luce che investe tutta la scena, ma soprattutto Giuditta, sembra simboleggiare la presenza di Dio dalla parte della ragazza, pronto ad assisterla in questo duro compito. L’artista le colloca accanto la schiava nei panni di un’anziana donna, con l’effetto di far risaltare maggiormente la bellezza e l’eleganza di Giuditta.
I particolari più raccapriccianti della scena come la testa tagliata, il sangue che sgorga, il volto turbato della ragazza e lo sguardo complice della vecchia sono messi in risalto dalla luce che proviene da sinistra. Lo sfondo scuro, che d’ora in poi diventerà sempre più una caratteristica delle tele di Caravaggio è movimentato da un drappeggio anch’esso nell’ombra e quasi privo di luce. È colorato di un rosso molto intenso; oltre a dare una certa teatralità alla scena, amplifica il gesto sensazionale dell’attacco a sorpresa di Giuditta. Il drappeggio rosso è un elemento che si ritrova in molte opere di Caravaggio.
La donna che è servita da modello per Giuditta è la prostituta Fillide Melandroni, amante del marchese Vincenzo Giustiniani e fu quest’ultimo a presentarla all’artista; inoltre non è un caso se la tela fu eseguita su commissione di Ottavio Costa, un banchiere genovese in affari con lo stesso Giustiniani.
Oloferne non costituisce altro che l’autoritratto dell’artista, come avviene anche in altri dipinti. Ci si può chiedere perché il pittore abbia voluto rappresentarsi in questo ruolo così drammatico. La spiegazione si trova nel fatto che egli ha sempre condotto una vita molto sregolata, fatta di risse, rapporti con prostitute, vizi e ogni forma di piacere. Vivendo una vita così intensa e senza regole, è naturale che gli abbia sviluppato la paura della morte; pertanto questo autoritratto rappresenta il timore di morire, un concetto che ha accompagnato Caravaggio per tutta la vita.