Video appunto: Caravaggio - Cena a Emmaus

Cena a Emmaus



Si tratta di un olio su tela, conservato alla National Gallery di Londra, sulla cui datazione (1601) non tutti gli studiosi concordano. Qualche anno più tardi, Caravaggio realizzerà una seconda tela sullo stesso soggetto, esposta alla Pinacoteca di Brera di Milano. L’opera fu commissionata da Ciriaco Mattei, presso cui il pittore soggiornò nel 1601.

L’episodio dipinto viene narrato all’interno del Vangelo di San Luca e i protagonisti sono Gesù, due apostoli e un oste. I due apostoli hanno incontrato poco prima un viandante e lo hanno invitato ad unirsi a loro per cenare. Non appena si sono seduti a tavola, dal gesto di benedizione del pane, essi riconoscono nel viandante Gesù risorto.

I commensali siedono davanti ad un tavolo imbandito su cui è steso un tappeto ricoperto da una tovaglia bianca. Sul tavolo è stata posata quasi in bilico una cesta di frutta (melograno, uva, mele) che ricorda la celebre Canestra di frutta. Anche in questo caso, la frutta è troppo matura e presenta delle piccole macchie di deperimento con cui l’artista ci vuole far capire che realtà è incorruttibile. Nel dipinto, si nota immediatamente, un’imitazione della realtà temporale, che fa appello ai sensi e quindi una ricerca esasperata del realismo: un pellegrino ha una manica strappata, l’uva ha un aspetto translucido, il fiasco dell’acqua è trasparente, la capigliatura di Gesù è ricca di riccioli. Sul tavolo sono collocati diversi oggetti quotidiani: una brocca, delle ciotole, del pane, un pollo arrosto intero. I due apostoli potrebbero essere San Giacomo Maggiore, riconoscibile dalla conchiglia appesa al collo, con le braccia allargate in segno di sorpresa e Cleopa che appoggia i gomiti sui braccioli della sedia, pronto a scattare in piedi. L’oste, in piedi, osserva con attenzione Gesù benedicente. Un altro aspetto conseguenza della ricerca realistica è la scelta di Caravaggio di voler rappresentare dei personaggi che appartengono alle classi sociali più umili, dipinti tutti con la stessa accuratezza con cui l’artista dipinge il Cristo.
La rappresentazione di Cristo rientra, in modo sorprendente per un Caravaggio, nella iconografia tradizionale del Buon Pastore dell’arte cristiana antica. Ha il viso paffuto, imberbe e le labbra grosse e sensuali, forse rappresentato così in modo volutamente provocatorio.
Fra i colori emerge il rosso e il verde e la luce crea una sorta di cono che illumina la scena dall’alto.