Video appunto: Caravaggio - Bacco (3)

Bacco



La tela, conservata nella Galleria degli Uffizi, a Firenze, fu realizzata da Caravaggio fra il 1597 e il 1598 e costituisce un punto fermo della produzione artistica giovanile dell’artista.
Dimenticata nei depositi degli Uffizi, essa fu riscoperta da Roberto Longhi e da Matteo Marangoni nel 1916.
L’opera rappresenta Bacco, giovane, steso su di un triclinio secondo le usanze dell’Antichità, nelle vesti di un giovanetto dall’aspetto ambiguo: le sue palpebre sono pesanti, le labbra sono carnose, l’aspetto non è quello di un adolescente innocente, bensì reso offuscato ed equivoco a causa dell’effetto che il vino ha su di lui.
In testa porta una corona intrecciata di grappoli di uva e di pampini di vite di colore autunnale, alcuni dei quali macchiati e ingialliti. A sinistra, si nota una bottiglia di vetro riempita di vino a metà che proietta la sua ombra, facendoci capire che la luce proviene dalla stessa parte; si tratta di un oggetto presente frequentemente nelle opere di Caravaggio. Altri elementi naturalistici comuni sono la frutta posata, non in un cesto, ma in una fruttiera di ceramica. Anche in questa tela come nel Bacchino malato, è legittimo supporre che l’autore abbia fatto uso di uno specchio, soprattutto per dipingere il gesto fuori del comune con cui il giovane sorregge un calice di vino. Ma c’è di più. Alcuni studiosi sostengono che si tratti di un autoritratto: secondo questa teoria, il pittore, per rappresentare se stesso, si sarebbe servito dell’ausilio di uno specchio: questo sarebbe sufficiente a spiegare perché Bacco starebbe offrendo il vino con la mano sinistra. Altri, invece, sostengono che si tratterebbe di Mario Minniti, amico e amante di Caravaggio e se così fosse, la tela andrebbe interpretata in chiave omosessuale.

L’artista vuole anche dare prova del suo virtuosismo e del suo talento eccezionale, dipingendo con esattezza il vino che tremolando nel calice, descrive dei cerchi concentrici. Sulla mano destra, Bacco regge un fiocco: nella tradizione, questo oggetto, simboleggia il collegamento che unisce Dio all’uomo, ed allo stesso tempo, è anche un elemento che si ritrova nella filosofia neoplatonica del Rinascimento. Da sottolineare che siamo ben lontani dalla rappresentazione classica del dio del vino. Caravaggio dipinge un giovane che non è idealizzato, è seduto su di un vecchion materasso a righe per simulare un triclinio, ha le unghie sporche (per questo il modello potrebbe essere un pittore), le sue guance sono eccessivamente arrossate per effetto del vino e le increspature del liquido nel calice denotano una presa malferma, causata dall’ebbrezza. Perfino la frutta non è freschissima: la mela è bacata, la mela cotogna ha alcune ammaccature, la pesca è mezza marcia. Tutti questi elementi dimostrano che Caravaggio non volle raffigurare Bacco ma un normale ragazzo di strada travestito da Bacco, un adolescente trasgressivo che, travestendosi da Bacco, vuole scherzare, prendendo in giro la tradizione classica. Non tutti i critici concordano con questa interpretazione: il giovane tiene in mano un fiocco nero, allegoria della morte, di cui è simbolo anche la frutta in via di decomposizione. L’insegnamento morale che ne deriva è questo: il tempo ha un enorme potere distruttore. A questo si aggiunge anche un significato sacro: la presenza del melograno, per tradizione, ci rimanda alla Passione, come del resto anche il calice di vino rosso che viene offerto allo spettatore e che quindi non è un semplice invito a trasgredire, ma il simbolo dell’Eucarestia.