Amore e Psiche

È un gruppo scultoreo realizzato da Antonio Canova tra il 1787 e il 1793, su commissione del colonnello John Campbell, anche se poi sarà acquistato dal generale napoleonico Murat. Il gruppo è composto da due giovani: il dio Amore (Cupido) e la bellissima mortale Psiche; per una delle prove che le sono imposte da Venere, deve scendere nell'Ade per recuperare un vaso da Proserpina e riconsegnarlo a Venere senza aprirlo ma la curiosità ebbe la meglio e lei cadde in un sonno profondo. Lo scultore ha scelto di rappresentare il momento in cui Amore prende tra le sue braccia la fanciulla e la risveglia dal suo torpore, fissando nel marmo il momento precedente al bacio tra i due amanti. Lo schema compositivo è impeccabile e spinge l’osservatore a girare intorno alla statua per apprezzarne l’equilibrio da ogni angolazione. Si ha un inedito dinamismo e una studiata composizione a x rappresentata in alto dalle ali di Amore e in basso dagli assi dei corpi che convergono idealmente al centro del complesso. Questa composizione si ispira ad un affresco che vide ad Ercolano nel 1779. È presente una sottile tensione erotica, rafforzata dal doppio abbraccio degli amanti. Il trattamento del marmo, a lungo levigato e rifinito, ha eliminato ogni contrastante chiaroscuro e ha dato morbidezza al materiale, rendendolo quasi trasparente.

Monumento funebre a Maria Cristina d'Austria

Il monumento funebre è stato realizzato tra il 1798 e il 1805 per la Chiesa degli Agostiniani di Vienna; rappresenta l’occasione per Canova di tornare a riflettere sul tema della morte e della sepoltura, molto importante per la poetica neoclassica. Per la sua realizzazione, recupera un vecchio progetto per un monumento alla memoria del pittore Tiziano mai concluso pensato per la Chiesa dei Frari a Venezia. Ha una struttura piramidale che ricorda le tombe degli antichi egizi, alla cui sommità si trova l’effige di Maria Cristina, racchiusa in un medaglione sostenuto dall'allegoria della fama. Al centro della struttura, in cima ai gradini, si trova la porta d’accesso alla camera mortuaria ,che si apre nel buio, verso la quale si dirige un triste corteo funebre composto da figure che salgono ad intervalli irregolari ma ritmici e unite da un leggero tappeto disposto sulle scale, il quale unisce anche l’interno e l’esterno della tomba. Sul gradino più alto troviamo la Virtù che, affiancata da due fanciulle, tiene in mano l’urna contenente le ceneri di Maria Cristina, poi troviamo la Carità, che tiene per mano un vecchio con un bastone, mentre sulla destra c’è il genio funerario, simbolo dello spirito umano, e un leone, simbolo del vigore fisico, entrambi assopiti per rappresentare lo spegnersi della vita nella morte. Coniuga la tradizione pagana della processione funebre che accompagna le ceneri alla sepoltura e la memoria consolatrice cristiana, le “Celesti corrispondenze d’amorosi sensi”, come sono definite da Ugo Foscolo nel “Sepolcri”: per lui si tratta del legame tra morti e vivi che si nutre del sentimento generato in chi rimane dall'affetto per il caro estinto.

Paolina Borghese nei panni di Venere vincitrice

È una statua realizzata tra il 1804 e il 1808 su commissione di Camillo Borghese, in cui è rappresentata la sorella di Napoleone I. Per la sua realizzazione, Canova s’ispira ai ritratti posti sui sarcofagi etruschi, alle Veneri d’età classica e recupera lo schema compositivo usato nella pittura cinquecentesca. Paolina è rappresentata seminuda, con un velo che le copre le gambe e rende la rappresentazione estremamente erotica, nei panni di Venere vincitrice: si ha un recupero dell’episodio mitologico in cui Paride deve scegliere chi tra Giunone, Venere e Minerva è la più bella e lui assegna la vittoria a Venere; la fanciulla ha appunto in mano il pomo della discordia che attesta la sua bellezza ed è rappresentata semidistesa su un’agrippina, il suo corpo molto sinuoso segue le linee del divanetto e stupisce per la sua incredibile naturalezza. Canova scelse di ricoprire le parti di pelle scoperta con della cera per dare un tono rosato. In quest’opera, mostra tutta la sua abilità di scultore: si pensa che fosse dotata di un meccanismo che la facesse ruotare, così che la luce la illuminasse sempre in modo diverso, mostrandone tutta la bellezza. Il fatto che si rappresentasse una nobildonna contemporanea nuda creò un tale scalpore e provocò un tale imbarazzo a Paolina che l’opera non fu più mostrata.
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