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Vedute del molo di Venezia di Canaletto

Entrate nella collezione delle Civiche Raccolte d’Arte nel 1995, queste due grandi tele del Canaletto conobbero, sin dalla metà del Settecento, un enorme successo grazie alle riproduzioni a stampa Urbis Venetiarum Prospectus Celebriores di Antonio Visentini, dedicate proprio alle celebri vedute della città lagunare. Dipinte probabilmente intorno al 1740, le due opere si inseriscono pienamente nel filone della veduta ideale che il Canaletto realizza a Venezia intorno al 1720.
Giovanni Antonio Canal (Venezia 1697 – 1768), dette appunto il Canaletto, aveva esordito al fianco del padre Bernardo e del fratello maggiore Cristoforo come scenografo teatrale nella rappresentazione dell’Arsilda regina di Ponto e della Incoronazione di Dario di Antonio Vivaldi, messe in scena nel 1716 al Teatro Sant’Angelo di Venezia. L’acquisizione delle tecniche peculiari della professione di scenografo, unito all’indiscusso talento naturale, sono alla base del grande successo del maestro veneziano.

Nel 1719 Bernardo ed Antonio Canal vengono richiesti a Roma per la realizzazione delle sconografie di opere teatrali del famoso musicista settecentesco Alessandro Scarlatti. Secondo alcuni critici, l’esperienza professionale a Roma, consentendo la conoscenza diretta di opere paesaggistiche di maestri del calibro di Van Wittel, abbiano potuto indurre il giovane Giovanni Antonio a dedicarsi sempre più alla realizzazione di vedute, laddove per veduta ideale, s’intende una che riunisce elementi ripresi da diverse circostanze che, pur descritte con grande precisione e fedeltà, non corrispondono ad un’assoluta verità oggettiva. Tornando a Venezia, Giovanni Antonio Canal si afferma come pittore di vedute di Venezia, riscuotendo in poco tempo uno straordinario successo capace di “stordire universalmente ognuno che vede le sue opere”, soppiantando il già affermato pittore Luca Calevarijs.

Il grande successo del genere veduti stico si diffonde in Italia e soprattutto nel Nord Europa, grazie alla passione di intellettuali e cultori d’arte stranieri che nel Grand Tour sperimentavano il compimento di un lungo percorso formativo umanistico della classe dirigente, collezionando anche immagini documentarie della città visitate, da portare in patria.
Il Canaletto inizia nel 1728 a dipingere vedute veneziane proprio per alcuni collezionisti ed intellettuali inglesi proponendo descrizioni pittoriche dalla luminosità sorprendentemente realistica. Dal cosiddetto “quaderno Cagnola”, contenente appunti e schizzi del famoso vedutista veneziano, si coglie la metodologia utilizzata con l’impiego della camera ottica. Attraverso una lente ed uno specchio orientabile, questo strumento consentiva di proiettare su un foglio la riproduzione di un’inquadratura del reale che si voleva poi dipingere.

Lo storico dell’arte Stefano Susinno, spiega che il Canaletto – facendo roteare l’obiettivo per cogliere in sequenza le varie porzioni della veduta reale, è in grado di tracciare di questa, giungendo tanti piccoli schizzi, le linee prospettiche generali come per mezzo di un grande angolare-. Quindi, le varie porzioni reali della veduta, saranno poi armonizzate dall’artista sulla tela, non seguendo necessariamente una prospettica reale. Le piccole pennellate di colore impasto di bianco o di ocra, contribuiscono a rendere una luminosità diffusa, tersa e realistica in cui oggetti e figure dettagliate si stagliano con evidenza stereometrica. Un estimatore del Canaletto, il console inglese Joseph Smith, fu il tramite affinché il vedutista veneziano venisse conosciuto, e con successo, in terra britannica. Il Canaletto ci vedesse dal 1746 al 1756, dipingendo vedute di Londra e della campagna inglese con la stessa luminosità naturale tipica del suo stile. Rientrato a Venezia, continuerà a ricevere importanti committenze straniere. Nella produzione artistica degli ultimi dieci anni della sua vita, la critica ha riscontrato una qualità minore. Nel 1763 il Canaletto è ammesso all’Accademia di pittura e scultura di Venezia come Prospettico e, dopo “lungo e compassionevole male” si spegne a Venezia il 18 aprile del 1768.

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